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News

dalla Chiesa e dal Mondo Passionista

 

 

 

19 luglio 2011
Portare Cristo in Internet
Direttore di comunicazione del Patriarcato di Lisbona parla ai Vescovi a Rio
RIO DE JANEIRO, martedì, 19 luglio 2011 (ZENIT.org).- “Internet fa sì che miliardi di immagini appaiano su milioni di schermi di computer in tutto il pianeta. Da questa galassia di immagini e suoni emergerà il volto di Cristo e si sentirà la sua voce?”.

Lo ha chiesto il direttore del Segretariato Nazionale delle Comunicazioni del Patriarcato di Lisbona (Portogallo), padre António Rego, che mercoledì ha presentato il tema “Persona digitale: trasformazioni antropologiche nella società dell'informazione” nel I Seminario di Comunicazione per i Vescovi del Brasile, svoltosi fino a sabato a Rio de Janeiro.

Secondo il sacerdote, promuovere la visione del volto di Cristo in Internet favorirà il fatto di fare di questo spazio qualcosa di autenticamente umano, “perché se non c'è posto per Cristo non ci sarà posto per l'uomo”.

Durante il suo intervento di fronte ai 62 Vescovi presenti a Rio, il presbitero ha sottolineato che già il Concilio Vaticano II ha voluto imprimere alla comunicazione un tono umano, l'unico che si inquadra nella nostra dignità e vocazione.

Per questo il Concilio ha usato l'espressione “mezzi di comunicazione sociale”. Con l'uomo al centro. E' l'uomo che si comunica, ha sottolineato.

Padre Rego ha anche ricordato che Papa Benedetto XVI, nel 2010, ha affermato che il compito di chi opera nei media, come consacrato, è spianare la strada per nuovi incontri.

Bisogna assicurare sempre la qualità del contatto umano e l'attenzione alle persone e alle loro vere necessità spirituali, offrendo loro, in questa nuova era digitale, i segnali necessari per riconoscere il Signore, ha commentato.

 
La CEI stanzia un milione di euro per il Corno d’Africa
ROMA, martedì, 19 luglio 2011 (ZENIT.org).- La Conferenza Episcopale Italiana (CEI) ha stanziato un milione di euro per aiutare le popolazioni colpite dalla siccità nel Corno d’Africa, rispondendo così all’appello lanciato dal Papa durante l’Angelus di domenica.

La somma proviene dai fondi raccolti attraverso l’otto per mille.

“L’apposito comitato per gli interventi caritativi a favore del Terzo mondo – si legge in una nota dei Vescovi italiani – provvederà all’erogazione della somma, accogliendo le richieste che stanno pervenendo o perverranno”.

Il sostegno andrà a “progetti di enti ecclesiali locali che operano in collegamento con le istituzioni caritative della Conferenza episcopale o delle diocesi del luogo”.

“In risposta all’accorato invito del Santo Padre a operare per sollevare le popolazioni del corno d’Africa colpite da una grave siccità e dalla conseguente carestia – si legge ancora nella nota – la presidenza della Conferenza Episcopale Italiana invita a pregare per le comunità e a sostenere le iniziative di solidarietà promosse dalla Caritas italiana”.

 

 

 

30 luglio

 La perdita dello stato clericale di padre Vlasic non è un giudizio su Medjugorje

Spiega il Procuratore Generale dell'Ordine dei Francescani
di Jesús Colina

CITTA' DEL VATICANO, mercoledì, 29 luglio 2009 (ZENIT.org).- L'accettazione da parte di Benedetto XVI della perdita dello stato clericale di padre Tomislav Vlasic non rappresenta un giudizio sulle testimonianze delle apparizioni della Madonna a Medjugorje, spiega il Procuratore Generale dell'Ordine dei Frati Minori (Francescani).

Padre Francesco Bravi ha informato questo mercoledì ZENIT del fatto che la misura non è stata imposta dalla Santa Sede, ma ha avuto luogo in risposta alla richiesta presentata da colui che fino ad ora era un sacerdote francescano di essere dispensato non solo del celibato sacerdotale, ma anche dei voti religiosi.

"È stato lui a chiederlo", ha spiegato padre Bravi, sottolineando che anche se è vero che Vlasic era viceparroco di Medjugorje quando ci sono state le prime testimonianze delle apparizioni, che sono all'analisi della Santa Sede, vive da più di vent'anni in Italia.

Era religioso della provincia francescana di San Bernardino di Siena (L'Aquila) e ha fondato la comunità "Kraljice mira potsuno Tvoji - po Mariji k Isusu" (Regina della Pace, tutti tuoi - a Gesù attraverso Maria).

Vlasic ha chiesto alla Santa Sede di essere dispensato dai doveri propri del ministero sacerdotale, spiega Bravi, perché non vuole accettare le sanzioni che gli ha imposto la Congregazione per la Dottrina della Fede con un decreto (prot. 144/1985) del 25 gennaio 2008, firmato dal Cardinale William Levada, Prefetto, e dall'Arcivescovo Angelo Amato, Segretario della Congregazione.

Nel decreto, reso pubblico da monsignor Ratko Peric, Vescovo di Mostar-Duvno, la Diocesi in cui si trova Medjugorje, su incarico della stessa Congregazione vaticana, si osserva che le sanzioni si sono imposte di fronte alle accuse contro il sacerdote "per divulgazione di dubbie dottrine, manipolazione delle coscienze, sospetto misticismo, disobbedienza ad ordini legittimamente impartiti ed addebiti contra sextum" (cioè contro il sesto comandamento).

Il decreto ha stabilito cinque sanzioni, tra cui il dovere di rimanere in una casa dell'Ordine francescano della Lombardia determinata dal Ministro Generale dell'Ordine, padre José R. Carballo, e il divieto di mantenere ogni relazione con la comunità Regina della Pace e con i suoi membri.

Il testo vieta inoltre di "effettuare negozi giuridici e agire negli organismi amministrativi" senza licenza scritta del Ministro Generale dell'Ordine e stabilisce l'obbligo "di seguire un iter formativo teologico-spirituale con valutazione finale e, previa recognitio di questo Dicastero, emissione della professio fidei".

Proibisce infine "l'esercizio della ‘cura d'anime', la predicazione, i pubblici interventi ed è revocata la facoltà di confessare fino alla conclusione di quanto disposto".

Padre Bravi ha detto a ZENIT che il sacerdote non ha riconosciuto le accuse che gli sono state rivolte e che per questo motivo non ha nemmeno accettato le sanzioni. Ha quindi chiesto di essere dispensato dall'esercizio del suo ministero sacerdotale e dalla sua condizione di religioso.

Allo stesso tempo, ha il divieto assoluto di esercitare qualsiasi forma di apostolato, così come di fare dichiarazioni, soprattutto su Medjugorje.

Padre Vlasic ha avuto un ruolo importante all'inizio dei racconti sulle apparizioni di Maria riferite da sei giovani nel 1981, perché lavorava in quella parrocchia, pur non essendo parroco. Nel 1985 si è tuttavia trasferito in Italia.

Anche se ha interpretato i racconti pubblicamente e per iscritto, a volte è stato contraddetto dai veggenti.

Ad esempio, ha affermato che la comunità da lui fondata nasceva per espresso desiderio della Vergine, aspetto negato dalla veggente Marija Pavlovic in una lettera inviata alla Santa Sede.

Il Vescovo di Mostar si è dichiarato pubblicamente contrario alle testimonianze relative alle apparizioni di Medjugorje, ma il dossier è ora allo studio della Congregazione per la Dottrina della Fede.

Nel libro pubblicato dal Cardinale Tarcisio Bertone, Segretario di Stato di Benedetto XVI ed ex Segretario di questa Congregazione vaticana, "L'ultima veggente di Fatima" (Ed. Rai-Rizzoli, 2007, pagg. 103-104), si legge che "le dichiarazioni del Vescovo di Mostar riflettono un'opinione personale, non sono un giudizio definitivo e ufficiale della Chiesa. Tutto è rinviato alla dichiarazione di Zara dei Vescovi della ex Jugoslavia del 10 aprile 1991, che lascia la porta aperta a future indagini. La verifica deve, perciò, andare avanti. Nel frattempo sono permessi i pellegrinaggi privati con un accompagnamento pastorale dei fedeli. Infine, tutti i pellegrini cattolici possono recarsi a Medjugorje, luogo di culto mariano dove è possibile esprimersi con tutte le forme devozionali".

 

7 luglio

La sintesi dell'enciclica «Caritas in Veritate»

 
"La Carità nella verità, di cui Gesù s'è fatto testimone" è "la principale forza propulsiva per il vero sviluppo di ogni persona e dell'umanità intera": inizia così Caritas in Veritate, enciclica indirizzata al mondo cattolico e "a tutti gli uomini di buona volontà". Nell'Introduzione, il Papa ricorda che "la carità è la via maestra della dottrina sociale della Chiesa". D'altro canto, dato "il rischio di fraintenderla, di estrometterla dal vissuto etico", va coniugata con la verità. E avverte: "Un Cristianesimo di carità senza verità può venire facilmente scambiato per una riserva di buoni sentimenti, utili per la convivenza sociale, ma marginali". (1-4)

Lo sviluppo ha bisogno della verità. Senza di essa, afferma il Pontefice, "l'agire sociale cade in balia di privati interessi e di logiche di potere, con effetti disgregatori sulla società". (5)

Benedetto XVI si sofferma su due "criteri orientativi dell'azione morale" che derivano dal principio "carità nella verità"; la giustizia e il bene comune. Ogni cristiano è chiamato alla carità anche attraverso una ''via istituzionale" che incida nella vita della polis, del vivere sociale. (6-7)

La Chiesa, ribadisce, "non ha soluzioni tecniche da offrire", ha però "una missione di verità da compiere" per "una società a misura dell'uomo, della sua dignità, della sua vocazione". (8-9)

Il primo capitolo del documento è dedicato al Messaggio della Populorum Progressio di Paolo VI. "Senza la prospettiva di una vita eterna - avverte il Papa - il progresso umano in questo mondo rimane privo di respiro". Senza Dio, lo sviluppo viene negato, "disumanizzato".(10-12)

Paolo VI, si legge, ribadì "l'imprescindibile importanza del Vangelo per la costruzione della società secondo libertà e giustizia".(13)

Nell'Enciclica Humanae Vitae, Papa Montini "indica i forti legami esistenti tra etica della vita ed etica sociale". Anche oggi, "la Chiesa propone con forza questo collegamento". (14-15)

Il Papa spiega il concetto di vocazione presente nella Populorum Progressio. "Lo sviluppo è vocazione" giacché "nasce da un appello trascendente". Ed è davvero "integrale", sottolinea, quando è "volto alla promozione di ogni uomo e di tutto l'uomo". "La fede cristiana - soggiunge - si occupa dello sviluppo non contando su privilegi o su posizioni di potere", "ma solo su Cristo". (16-18)

Il Pontefice evidenzia che "le cause del sottosviluppo non sono primariamente di ordine materiale". Sono innanzitutto nella volontà, nel pensiero e ancor più "nella mancanza di fraternità tra gli uomini e i popoli". "La società sempre più globalizzata – rileva – ci rende vicini, ma non ci rende fratelli". Bisogna allora mobilitarsi. affinchè l'economia evolva "verso esiti pienamente umani". (19-20)

Nel secondo capitolo, il Papa entra nel vivo dello Sviluppo umano nel nostro tempo. L'esclusivo obiettivo del profitto "senza il bene comune come fine ultimo - osserva - rischia di distruggere ricchezza e creare povertà". Ed enumera alcune distorsioni dello sviluppo: un'attività finanziaria "per lo più speculativa", i flussi migratori "spesso solo provocati" e poi mal gestiti e, ancora, "lo sfruttamento sregolato delle risorse della terra". Dinnanzi a tali problemi interconnessi, il Papa invoca "una nuova sintesi umanistica". La crisi "ci obbliga a riprogettare il nostro cammino". (21)

Lo sviluppo, constata il Papa, è oggi "policentrico". "Cresce la ricchezza mondiale in termini assoluti, ma aumentano le disparità" e nascono nuove povertà. La corruzione, è il suo rammarico, è presente in Paesi ricchi e poveri; a volte grandi imprese transnazionali non rispettano i diritti dei lavoratori. D'altronde, "gli aiuti internazionali sono stati spesso distolti dalle loro finalità, per irresponsabilità" dei donatori e dei fruitori. Al contempo, denuncia il Pontefice, "ci sono forme eccessive di protezione della conoscenza da parte dei Paesi ricchi, mediante un utilizzo troppo rigido del diritto di proprietà intellettuale, specialmente nel campo sanitario". (22)

Dopo la fine dei "blocchi", viene ricordato, Giovanni Paolo II aveva chiesto "una riprogettazione globale dello sviluppo", ma questo "è avvenuto solo in parte". C'è oggi "una rinnovata valutazione'" del ruolo dei "pubblici poteri dello Stato", ed è auspicabile una partecipazione della società civile alla politica nazionale e internazionale. Rivolge poi l'attenzione alla delocalizzazione di produzioni di basso costo da parte dei Paesi ricchi. "Questi processi - è il suo monito - hanno comportato la riduzione delle reti di sicurezza sociale" con "grave pericolo per i diritti dei lavoratori". A ciò si aggiunge che "i tagli alla spesa sociale, spesso anche promossi dalle istituzioni finanziarie internazionali, possono lasciare i cittadini impotenti di fronte a rischi vecchi e nuovi". D'altronde, si verifica anche che "i governi, per ragioni di utilità economica, limitano spesso le libertà sindacali". Ricorda perciò ai governanti che "il primo capitale da salvaguardare e: valorizzare è l'uomo, la persona nella sua integrità". (23-25)

Sul piano culturale, prosegue, le possibilità di interazioni aprono nuove prospettive di dialogo, ma vi è un duplice pericolo. In primo luogo, un eclettismo culturale in cui le culture vengono "considerate sostanzialmente equivalenti". Il pericolo opposto è "l'appiattimento culturale", "l'omologazione degli stili di vita". (26)

Rivolge così il pensiero allo scandalo della fame. Manca, denuncia il Papa, "un assetto di istituzioni economiche in grado" di fronteggiare tale emergenza. Auspica il ricorso a "nuove frontiere" nelle tecniche di produzione agricola e un'equa riforma agraria nei Paesi in via di Sviluppo. (27)

Benedetto XVI tiene a sottolineare che il rispetto per la vita "non può in alcun modo essere disgiunto" dallo sviluppo dei popoli. In varie parti del mondo - avverte -, perdurano pratiche di controllo demografico che "giungono a imporre anche l'aborto". Nei Paesi sviluppati si è diffusa una "mentalità antinatalista che spesso si cerca di trasmettere anche ad altri Stati come se fosse un progresso culturale". Inoltre, prosegue, vi è "il fondato sospetto che a volte gli stessi aiuti allo sviluppo vengano collegati" a "politiche sanitarie implicanti di fatto l'imposizione" del controllo delle nascite. Preoccupanti sono pure le "legislazioni che prevedono l'eutanasia". "Quando una società s'avvia verso la negazione e la soppressione della vita - avverte - finisce per non trovare più" motivazioni ed energie "per adoperarsi a servizio del vero bene dell'uomo" (28).

Altro aspetto legato allo sviluppo è il diritto alla libertà religiosa. Le violenze, scrive il Papa, "frenano lo sviluppo autentico", ciò "si applica specialmente al terrorismo a sfondo fondamentalista". Al tempo stesso, la promozione dell'ateismo da parte di molti Paesi "contrasta con le necessità dello sviluppo dei popoli, sottraendo loro risorse spirituali e umane". (29)

Per lo sviluppo, prosegue, serve l'interazione dei diversi livelli del sapere armonizzati dalla carità. (30-31)

Il Papa auspica, quindi, che le scelte economiche attuali continuino "a perseguire quale priorità l'obiettivo dell'accesso al lavoro" per tutti. Benedetto XVI mette in guardia da un'economia "del breve e talvolta brevissimo termine" che determina "l'abbassamento del livello di tutela dei diritti dei lavoratori" per far acquisire ad un Paese "maggiore competitività internazionale". Per questo, esorta una correzione delle disfunzioni del modello di sviluppo come richiede oggi anche lo "stato di salute ecologica del pianeta". E conclude sulla globalizzazione: "Senza la guida della carità nella verità, questa spinta planetaria può concorrere a creare rischi di danni sconosciuti finora e di nuove divisioni". È necessario, perciò, "un impegno inedito e creativo". (32-33)

Fraternità, Sviluppo economico e società civile è il tema del terzo capitolo dell'Enciclica, che si apre con un elogio dell'esperienza del dono, spesso non riconosciuta "a causa di una visione solo produttivistica e utilitaristica dell'esistenza". La convinzione di autonomia dell'economia dalle "influenze di carattere morale - rileva il Papa - ha spinto l'uomo ad abusare dello strumento economico in modo persino distruttivo". Lo sviluppo, "se vuole essere autenticamente umano", deve invece "fare spazio al principio di gratuità". (34)

Ciò vale in particolare per il mercato. "Senza forme interne di solidarietà e di fiducia reciproca - è il suo monito - il mercato non può pienamente espletare la propria funzione economica", Il mercato, ribadisce, "non può contare solo su se stesso", "deve attingere energie morali da altri soggetti" e non deve considerare i poveri un "fardello, bensì una risorsa". Il mercato non deve diventare "luogo della sopraffazione del forte sul debole". E soggiunge: la logica mercantile va "finalizzata al perseguimento del bene comune di cui deve farsi carico anche e soprattutto la comunità politica". Il Papa precisa che il mercato non è negativo per natura. Dunque, ad essere chiamato in causa è l'uomo, "la sua coscienza morale e la sua responsabilità". L'attuale crisi, conclude il Papa, mostra che i "tradizionali principi dell'etica sociale" - trasparenza – onestà e responsabilità - "non possono venire trascurati". Al contempo, ricorda che l'economia non elimina il ruolo degli Stati ed ha bisogno di "leggi giuste". Riprendendo la Centesimus Annus, indica la "necessità di un sistema a tre soggetti": mercato, Stato e società civile e incoraggia una "civilizzazione dell'economia". Servono "forme economiche solidali". Mercato e politica necessitano "di persone aperte al dono reciproco". (35-39)

La crisi attuale, annota, richiede anche dei "profondi cambiamenti" per l'impresa. La sua gestione "non può tenere conto degli interessi dei soli proprietari", ma "deve anche farsi carico" della comunità locale. Il Papa fa riferimento ai manager che spesso «rispondono solo alle indicazioni degli azionisti" ed invita ad evitare un impiego "speculativo" delle risorse finanziarie. (40-41)

Il capitolo si chiude con una nuova valutazione del fenomeno globalizzazione, da non intendere solo come "processo socio-economico", "Non dobbiamo esserne vittime, ma protagonisti - esorta - procedendo con ragionevolezza, guidati dalla carità e dalla verità". Alla globalizzazione serve "un orientamento culturale personalista e comunitario, aperto alla trascendenza" capace di "correggerne le disfunzioni". C'è, aggiunge, "la possibilità di una grande ridistribuzione della ricchezza", ma la diffusione del benessere non va frenata "con progetti egoistici protezionistici". (42)

Nel quarto capitolo, l'Enciclica sviluppa il tema dello Sviluppo dei popoli, diritti e doveri, ambiente. Si nota, osserva, "la rivendicazione del diritto al superfluo" nelle società opulente, mentre mancano cibo e acqua in certe regioni sottosviluppate. "I diritti individuali svincolati da un quadro di doveri", rileva, "impazziscono". Diritti e doveri, precisa, rimandano ad un quadro etico. Se invece “trovano il proprio fondamento solo nelle deliberazioni di un'assemblea di cittadini" possono essere “cambiati in ogni momento". Governi e organismi internazionali non possono dimenticare "l'oggettività e l'indisponibilità" dei diritti. (43)

Al riguardo, si sofferma sulle “problematiche connesse con la crescita demografica". È "scorretto", afferma, "considerare l'aumento della popolazione come causa prima del sottosviluppo". Riafferma che la sessualità non si può "ridurre a mero fatto edonistico e ludico". Né si può regolare la sessualità con politiche materialistiche di forzata pianificazione delle nascite". Sottolinea poi che "l'apertura moralmente responsabile alla vita è una ricchezza sociale ed economica". Gli Stati, scrive, "sono chiamati a varare politiche che promuovano la centralità della famiglia". (44)

L'economia – ribadisce ancora – ha bisogno dell'etica per il suo collettivo funzionamento; non di un'etica qualsiasi bensì di un'etica amica della persona". La stessa centralità della persona, afferma, deve essere il principio guida "negli interventi per lo sviluppo" della cooperazione internazionale, che devono sempre coinvolgere i beneficiari. "Gli organismi internazionali – esorta il Papa – dovrebbero interrogarsi sulla reale efficacia dei loro apparati burocratici", "spesso troppo costosi". Capita a volte, constata, che "i poveri servano a mantenere in vita dispendiose organizzazioni burocratiche". Di qui l'invito ad una “piena trasparenza" sui fondi ricevuti. (45-47)

Gli ultimi paragrafi del capitolo sono dedicati all'ambiente. Per il credente, la natura è un dono di Dio da usare responsabilmente. In tale contesto, si sofferma sulle problematiche energetiche. "L'accaparramento delle risorse” da parte di Stati e gruppi di potere, denuncia il Pontefice, costituisce “un grave impedimento per lo sviluppo dei Paesi poveri". La comunità internazionale deve perciò "trovare le strade istituzionali per disciplinare lo sfruttamento delle risorse non rinnovabili". “Le società tecnologicamente avanzate – aggiunge – possono e devono diminuire il proprio fabbisogno energetico", mentre deve "avanzare la ricerca di energie alternative".

In fondo, esorta il Papa, ”è necessario un effettivo cambiamento di mentalità che ci induca ad adottare nuovi stili di vita'". Uno stile che oggi, in molte parti del mondo “è incline all'edonismo e al consumismo". Il problema decisivo, prosegue, "è la complessiva tenuta morale della società". E avverte: "Se non si rispetta il diritto alla vita e alla morte naturale" la “coscienza umana finisce per perdere il concetto di ecologia :umana" e quello di ecologia ambientale. (48-52)

La collaborazione della famiglia umana è il cuore del quinto capitolo, in cui Benedetto XVI evidenzia che "lo sviluppo dei popoli dipende soprattutto dal riconoscimento di essere una sola famiglia", D'altronde, si legge, la religione cristiana può con.!!ibuire ailo sviluppo "solo se Dio trova un posto anche nella sfera pubblica". Con "la negazione del diritto a professare pubblicamente la propria religione", la politica "assume un volto opprimente e aggressivo". E avverte: "Nel laicismo e nel fondamentalismo si perde la possibilità di un dialogo fecondo" tra la ragione e la fede. Rottura che "comporta un costo molto gravoso per lo sviluppo dell'umanità". (53-56)

Il Papa fa quindi riferimento al principio di sussidiarietà, che offre un aiuto alla persona "attraverso l'autonomia dei corpi intermedi". La sussidiaretà, spiega, "è l'antidoto più efficace contro ogni forma di assistenzialismo paternalista" ed è adatta ad umanizzare la globalizzazione. Gli aiuti internazionali, constata, "possono a volte mantenere un popolo in uno stato di dipendenza", per questo vanno erogati coinvolgendo i soggetti della società civile e non solo i governi. "Troppo spesso" infatti, "gli aiuti sono valsi a creare soltanto mercati marginali per i prodotti" dei Paesi in via di sviluppo. (57-58)

Esorta poi gli Stati ricchi a "destinare maggiori quote" del Pil per lo sviluppo, rispettando gli impegni presi. ed auspica un maggiore accesso all'educazione e ancor più alla “formazione completa della persona" rilevando che, cedendo al relativismo, si diventa più poveri. Un esempio, scrive, ci è offerto dal fenomeno perverso del turismo sessuale. "è doloroso constatare - osserva - che ciò si svolge spesso con l'avallo dei governi locali, con il silenzio di quelli da cui provengono i turisti e con la complicità di tanti operatori del settore". (59-61)

Affronta poi il fenomeno "epocale" delle migrazioni. "Nessun Paese da solo - è il suo monito - può ritenersi in grado di far fronte ai problemi migratori". Ogni migrante, soggiunge, "è una persona umana" che "possiede diritti che vanno rispettati da tutti e in ogni situazione". Il Papa chiede che i lavoratori stranieri non siano considerati come una merce ed evidenzia il "nesso diretto tra povertà e disoccupazione". Invoca un lavoro decente per tutti e invita i sindacati, distinti dalla politica, a volgere lo sguardo verso i lavoratori dei Paesi dove i diritti sociali vengono violati. (62-64)

La finanza, ripete, "dopo il suo cattivo utilizzo che ha danneggiato l'economia reale, ritorni ad essere uno strumento finalizzato" allo sviluppo. E aggiunge: "Gli operatori della finanza devono riscoprire il fondamento propriamente etico della loro attività”. Il Papa chiede inoltre "una regolamentazione del settore" per garantire i soggetti più deboli. (65-66).

L'ultimo paragrafo del capitolo il Pontefice lo dedica "all'urgenza della riforma" dell'Onu e "dell'architettura economica e finanziaria internazionale". Urge "la presenza di una vera autorità politica mondiale" che si attenga "in modo coerente ai principi di sussidiarietà e di solidarietà". Un'autorità, afferma, che goda di "potere effettivo". e conclude con l'appello ad istituire "un grado superiore di ordinamento internazionale" per governare la globalizzazione. (67)

Il sesto ed ultimo capitolo è incentrato sul tema dello Sviluppo dei popoli e la tecnica. Il Papa mette in guardia dalla "pretesa prometeica" secondo cui "l'umanità ritiene di potersi ricreare avvalendosi dei 'prodigi' della tecnologia". La tecnica, è il suo monito, non può avere una "libertà assoluta". Rileva come "il processo di globalizzazione potrebbe sostituire le ideologie con la tecnica". (68 - 72)

Connessi con lo sviluppo tecnologico sono i mezzi di comunicazione soçjale chiamati a promuovere "la dignità della persona e dei popoli". (73)

Campo primario "della lotta culturale tra l'assolutismo della tecnicità e la responsabilità morale dell'uomo è oggi quello della bioetica", spiega il Papa che aggiunge: "La ragione senza la fede è destinata a perdersi nell'illusione della propria onnipotenza”. La questione sociale diventa “questione antropologica". La ricerca sugli embrioni, la clonazione, è il rammarico del Pontefice, "sono promosse dall'attuale cultura" che “crede di aver svelato ogni mistero". Il Papa paventa "una sistematica pianificazione eugenetica delle nascite". (74-75) Viene quindi ribadito che "lo sviluppo deve comprendere una crescita spirituale oltre che materiale" Infine, l' esortazione del Papa ad avere un "cuore nuovo" per "superare la visione materialistica degli avvenimenti umani”. (76-77)

Nella Conclusione dell'Enciclica, il Papa sottolinea che lo sviluppo "ha bisogno di cristiani con le braccia alzate verso Dio nel gesto della preghiera” di "amore e di perdono, di rinuncia a se stessi, di accoglienza del prossimo, di giustizia e di pace". (78-79)

 

11 giugno


Meeting Famiglia Passionista  Dol - 28 giugno 2009

 Giornata speciale per il Movimento Laicale Passionista e per tutti coloro che hanno condiviso e condividono con i Passionisti esperienze spirituali attraverso ritiri, campiscuola, esercizi spirituali, meeting giovani e attività parrocchiali.


PROGRAMMA

ore 9 Arrivi e Accoglienza

ore 10 Preghiera

ore 10,15 Catechesi : “Attratti dall’Amore di Cristo Crocifisso”

ore 11 Pausa

ore 11,30 In gruppo

ore 13 Pranzo …a sacco

ore 16 Catechesi: La spiritualità passionista

ore 17 in gruppo

ore 18 S.Messa e conclusioni

ore 19 Si riparte….

NB: Pranzo a sacco


 

 

09 giugno

PERU': A GIUDIZIO IL PASSIONISTA ITALIANO AMICO INDIOS AMAZZONIA

ROMA - Un sacerdote italiano che da anni si batte a fianco degli indios dell'Amazzonia e contro la deforestazione sarà processato la prossima settimana in Perù con l'accusa di istigazione alla rivolta, e rischia l'espulsione dal Paese per aver aiutato gli indios ad opporsi allo sfruttamento dei loro territori. L'accusa potrebbe anche essere estesa al reato di terrorismo e contro di lui pesano anche minacce di morte. Padre Mario Bartolini, 70 anni, nato ad Ascoli Piceno, vive in Amazzonia da 31 anni. Regge la parrocchia di Barranquita, un villaggio senza luce elettrica, ed ha la residenza in Perù, pur avendo conservato la cittadinanza italiana. Sacerdote passionista e missionario, è diventato una figura carismatica per i nativi grazie ad una piccola emittente radio, la "Voz de Cainarachi" dalla quale ha invitato la popolazione della foresta ad opporsi allo sfruttamento voluto dal governo di Lima, una battaglia di resistenza sfociata nella strage di indios e poliziotti avvenuta nei giorni scorsi a Bagua, e non ancora del tutto spenta. Un movimento - assicura padre Mario - del tutto pacifico, contrariamente a quanto sostenuto dal governo.

Padre Bartolini è stato più volte denunciato e minacciato di morte per aver ostacolato i piani del gruppo Romero, multinazionale del biodiesel che agisce sul territorio della sua parrocchia. Taglia la foresta vergine e mette piante oleose, contribuendo alla distruzione dell'Amazzonia, già colpita da un crescente inquinamento con gravi conseguenze - ha denunciato il sacerdote - sulla salute della popolazione, soprattutto dei bambini. "La chiesa cattolica è con me, anche le gerarchie sono vicine ai poveri", fa sapere padre Mario da Baranquita, "ma ora la parola spetta al governo peruviano". E a quanti, anche a livello internazionale, potranno contribuire a spingerlo a ritirare i decreti e a lasciare agli indios le loro terre. (ANSA)

 

 

16 maggio

Correre sulle orme di san Paolo

 

L’ufficio C.E.I. per la pastorale del turismo e sport e la Fondazione Giovanni Paolo II per lo sport hanno promosso l’iniziativa “Correre sulle orme di S. Paolo”. La maratona-staffetta non competitiva, partita il 23 aprile u.s. da Betlemme - prevede un percorso di km 1.300 da Gerusalemme a Roma, attraversando la Grecia, Malta e poi l’Italia: da Siracusa risalirà fino a Roma, dove si concluderà in Piazza San Pietro il 27 maggio 2009. Anche il territorio della nostra Arcidiocesi sarà interessato dall’evento sportivo che si svolgerà sul tracciato della antica via Appia (dal Garigliano a Monte S. Biagio), sostando 2 giorni nel Comune di Itri: da giovedì 21 maggio a sabato 23 mattina.

Sono invitati a partecipare gli atleti con le insegne della società/oratorio alle seguenti manifestazioni organizzate dal Comune e dalla Diocesi:

PROGRAMMA

21 maggio

ore 19,00 - Inizio manifestazione

ore 20,00 - Arrivo della fiaccola in Piazza Incoronazione

A seguire - Cerimonia di accoglienza

- Prolusione e benedizione di S.E. Mons. Fabio Bernardo D'Onorio, Arcivescovo di Gaeta

- Saluti: Giovanni Agresti (Sindaco di Itri) e Edio Costantini (Presidente Fondazione Giovanni Paolo II per lo sport)

- Testimonianze di Gianni Rivera, Vincenzo D'Amico, Yelena Isinbayeva, Andrea Zorzi e altri sportivi nazionali e internazionali

- Presenta Fabio Zavattaro, vaticanista del TG1-RAI

ore 21,00 Notte di spiritualità: "Gareggiate nello stimarvi a vicenda" nella Chiesa di Santa Maria Maggiore

 

22 maggio

ore 8,30 - Santa Messa  a conclusione della notte di spiritualità nella Chiesa di Santa Maria Maggiore

ore 17,00 - Il musicista etnologo Ambrogio Sparagna eseguirà musiche della tradizione palestinese, araba, greca, italiana ed ebrea sulle orme di San Paolo

 

23 maggio

ore 9,30 - Convegno nella Chiesa di Santa Maria Maggiore: "Avere a cuore il destino dei ragazzi. I nuovi luoghi educativi"

ore 12,00 - Partenza della fiaccola da Piazza Annunziata

 

 

9 maggio

9 maggio: festa degli “Stati Uniti” del vecchio continente.

L’EUROPA CON LA BANDIERA 

 

      Nove maggio, festa dell’Europa. Sono in programma manifestazioni in tutti gli Stati dell’Unione. Anche il clima è favorevole, con temperature primaverili e sole. Leggeri venti di brezza a spiegare le bandiere. Cerimonie, discorsi, celebrazioni, ricordi. E, per molti, torna la polemica riguardante il fatto che gli eurocrati non hanno voluto inserire nella Carta Costituzionale l’accenno alle origini cristiane dell’Europa stessa.

     Ma è una polemica che ritorna smorzata, rassegnata, quasi non convinta. Sembra un discorso troppo rimasticato e ormai lontano, senza vigore, indice di una fiacchezza, una rassegnazione  che è forse la vera malattia della nostra vecchia Europa.

     Comunque, riconoscimento di radici cristiane o meno, nessuno può negare che la parte migliore di tutti gli Stati che si sono aggregati nell’Unione, ha radici nella dottrina cristiana. Uguaglianza, fratellanza, diritti umani, democrazia, libertà, dignità della persona sono valori che provengono dalla “rivoluzione” portata da Gesù. Prima non esistevano. 

      L’Europa è disseminata di monumenti, sorti lungo il corso dei secoli, che esaltano  i  valori cristiani. Gli ospedali, le istituzioni di aiuto agli ammalati, ai poveri, ai vagabondi, ai senza tetto, ai moribondi, ai malati permanenti, agli ultimi della società  sono frutto di singole persone che hanno attinto ispirazione per il loro agire dal  Vangelo. E similmente le scuole, le istituzioni educative, gli orfanotrofi, gli Istituti per studenti poveri, per ragazze madri; anche le Università, le grandi realizzazioni artistiche, le cattedrali, con i loro capolavori di pittura, scultura, architettura provengono da uomini che nella fede religiosa trovavano ispirazione e guida. E la stessa letteratura, la filosofia, la sociologia sono impregnate di valori cristiani. Il filosofo Gianni Vattimo, che ritiene giusto il non aver citato le radici cristiane nella  Carta costituzionale europea,  ha affermato:  <<La modernità europea è figlia della tradizione cristiana. Lo stesso Voltaire, per rifarci all'illuminismo, era certo più cristiano dei gesuiti e di Pio IX, quando predicava la fratellanza. L’Europa è il prodotto della tradizione classica, intensamente mediata da quella religiosa cristiana>>.

    E’ un fatto, quindi, che le radici dell’Europa provengono dal Cristianesimo. Negarlo sarebbe come negare l’evidenza. Per questo Papa Benedetto XVI, si è lamentato:  «Com’è possibile escludere un elemento essenziale dell’identità europea qual è il Cristianesimo, in cui una vasta maggioranza continua a identificarsi?…Questa singolare forma di apostasia da se stessa prima ancora che da Dio, non la induce forse a dubitare della sua stessa identità?».

     Comunque, al di là delle discussioni o delle amarezze, quando la bandiera Europea, con quel suo colore simile a un cielo estivo, sventola gioiosa in giornate di sole,  si dimenticano le polemiche e ci si sente bene. Felici di essere Europei. Tutti fratelli. Ma è la bandiera stessa a riaprire i ricordi e le discussioni. La sua storia, non a tutti nota, suggerire curiose ed emblematiche riflessioni.

     Il 9 maggio 1950, Robert Schuman presentava la proposta di creare un'Europa unita indispensabile al mantenimento di relazioni pacifiche fra gli Stati che la componevano. A Strasburgo venne costituito il Consiglio d’Europa con l’incarico di porre le basi di una futura federazione. Sempre nel 1950, il Consiglio bandì un concorso per  realizzare la bandiera della futura Europa unita. Arrivarono 101 bozzetti e venne scelto quello di un grafico alsaziano, Arsène  Heitz.

    Il bozzetto piacque molto.  Nel 1955, il Consiglio lo adottò ufficialmente, e la nuova bandiera venne diffusa in centinaia di migliaia di esemplari. Ma subito scoppiò lo scandalo. La bandiera era un perfetto simbolo mariano. E’ costituita, infatti, da 12 stelle poste in cerchio su sfondo azzurro. San Giovanni nell’Apocalisse,  al capitolo  12,  riferendosi alla Madonna, scrisse: “Apparve un segno grande nel cielo: una donna vestita di sole e sul suo capo una corona di dodici stelle”. E quella corona di dodici stelle divenne il simbolo della Vergine Maria. Simbolo che si vede in moltissime immagini realizzate lungo il corso dei secoli.

     Fu lo stesso Arsène  Heitz a rivelare che per il bozzetto della bandiera europea si era ispirato al simbolo mariano delle dodici stelle. Raccontò che, quando seppe del concorso, stava leggendo la storia della “Medaglia miracolosa”. La “medaglia miracolosa” è un oggetto di devozione che risale al  1800. Una religiosa, Suor Caterina Labouré, oggi santa, viveva in un convento a Parigi e aveva delle visioni della Madonna. Un giorno, il 27 novembre 1830, la Vergine le chiese di far coniare una medaglia  promettendo grazie a chi l’avrebbe tenuta con devozione, e fece vedere il bozzetto, come lei voleva la medaglia. La realizzazione fu piuttosto elaborata perché nessuno credeva alle parole della suorina, ma poi la medaglia venne coniata e diffusa in milioni  di esemplari nel mondo. Tra i credenti è ancora un oggetto diffusissimo ed ha fama di essere veramente prodigiosa, per questo viene chiamata la “Medaglia miracolosa”.

     Quella storia colpì molto Arsène  Heitz, cattolico e devoto della Madonna. Si procurò una di quelle medaglie e vide che da una parte è raffigurata la Vergine e  sull’altra un cerchio di dodici stelle che racchiude un anagramma costituito da una “M” (Maria), un “I” Jesus, sormontati da una croce. Subito, come egli stesso raccontò,  pensò di preparare un bozzetto per la bandiera europea con quel  simbolo mariano: le 12 stelle, su sfondo azzurro, il colore del cielo, in modo che la Madonna potesse proteggere gli abitanti di questo nuovo grande Stato.

   Il bozzetto di Arsène  Heitz vinse il concorso. Quindi, quell’Europa che non volle poi riconoscere le proprie radici cristiane, ha nella bandiera il più antico simbolo mariano. Non solo, in seguito fu stabilito che anche tutte le targhe automobilistiche europee portassero quel simbolo. E così, le dodici stelle in cerchio, simbolo della donna dell’Apocalisse, presenti sulla “Medaglia miracolosa”, sono, oggi, sulle targhe di tutte le automobili dell’Europa Unita, sulle bandiere che sventolano su tutti gli edifici pubblici dei vari Stati Europei. E c’è un altro particolare emblematico: la bandiera venne ufficialmente adottata dell’Europa Unita  nel 1955, il giorno 8 di dicembre, festa dell’Immacolata Concezione, la più grande festa mariana cattolica.

 

3 maggio 

Paolo Brosio, storia di una conversione

Intervista al noto giornalista e uomo di spettacolo

ROMA, domenica, 3 maggio 2009 (ZENIT)-  Dalla convocazione nazionale del Rinnovamento nello Spirito Santo (RnS), che si è svolta a Rimini dal 30 aprile al 3 maggio, sono passate spesso anche molte celebrità, volti noti nei campi più disparati, per condividere la particolare esperienza di fede che viene vissuta da una così grande assemblea, unita nella preghiera comunitaria carismatica.

Quest’anno sul palco di Rimini ha portato la sua testimonianza di fede il noto giornalista e personaggio televisivo Paolo Brosio, per chiedere semplicemente alle migliaia di convocati il gesto di pregare insieme un’Ave Maria.

ZENIT lo ha intervistato.

 

 

3 maggio                                      

  "So a chi ho dato la mia fiducia" 

E'  lo slogan che il Centro Nazionale Vocazioni ha scelto e proposto a tutte le comunità cristiane, per accompagnare il cammino di pastorale vocazionale, che vede nella GMPV, il suo punto culminante, ma anche la tappa di avvio per la preparazione di tante esperienze estive di ragazzi, adolescenti e giovani che si snodano e si  intrecciano in tutta la Chiesa italiana.
Questo messaggio viene proposto e veicolato dal poster che accompagna la GMPV 2009: sullo sfondo di una vetrata si stagliano due mani che si incontrano: è un cercarsi ed un appoggiarsi reciproco, nella accoglienza e nella fiducia. E’ un affidarsi alle mani di Qualcuno, il Signore Gesù, in grado di accoglierci, di vivere quell’abbraccio benedicente che incoraggia, che consola e fa risuonare delicatamente la sua “voce” interiore per scuoterci e orientarci sulla via da seguire. 
Le nostre comunità oggi pregano ad una sola voce, perché a questa chiamata possa corrispondere una risposta intensa e amante, come quella che esprime S. Paolo, scrivendo al suo fedele amico Timoteo: “So a chi ho dato la mia fiducia”.

E’ un invito perché ciascun cristiano senta questa risposta fiorirgli sulle labbra e nel cuore… per essere insieme, in questa nostra cultura spesso narcotizzata e satura, frenetica e stanca, “testimoni e profeti di fiducia”.

 

Apri e scarica  il commento al  tema:  "So a chi ho dato la mia fiducia" (doc)

Messaggio del S.Padre  per la 46 Giornata Mondiale di Preghiera per le Vocazioni (doc)

 

 

 

25 aprile

Il XIX Raduno degli ex-alunni passionisti

CALVI RISORTA (Caserta) Sarà sua eccellenza monsignor Piergiorgio Silvano Nesti, passionista, ex-Segretario della Congregazione per gli istituti di vita consacrata e le società apostoliche a presiedere la solenne celebrazione eucaristica in occasione dell’annuale Raduno degli Ex-Alunni Passionisti. Raduno che si terrà presso il Convento dei Passionisti di Calvi Risorta (Ce), nella Diocesi di Teano-Calvi, il giorno 25 aprile e che vedrà per un’intera giornata impegnati nella riflessione, nella preghiera e nello studio tutti gli ex-alunni passionisti con le rispettive famiglie. Monsignor Nesti celebrerà la santa messa alle ore 12.00 e ricorderà il suo 50° anniversario di sacerdozio, insieme ad alcuni religiosi della Provincia dell’Addolorata che quest’anno celebrano il loro giubileo sacerdotale: Padre Bartolomeo Avagliano (65°); i padri Pancrazio Scanzano e Valente (60°), padre Lorenzo Vetrella (50°). All’Aseap-day sono invitati a partecipare tutti gli ex-Superiori provinciali della Provincia dell’Addolorata: PP.Sebastiano Cerrone, Pancrazio Scanzano, Valente Schiavone, Stanislao Renzi, Ludovico Izzo, Giovanni Cipriani, Antonio Rungi, eletti nei capitoli provinciali, come pure tutti i familiari degli ex-alunni passionisti che nella scuola apostolica di Calvi Risorta o in altri conventi dei passionisti del Lazio e Campania hanno fatto un cammino iniziale, poi liberamente interrotto per seguire altre chiamate, soprattutto alla vita coniugale.
In oltre 80 anni di attività della scuola apostolica sono alcune migliaia gli ex-alunni passionisti che hanno seguito altre strade, pur mantenendo quel vincolo spirituale con la Congregazione della Passione, fondata da San Paolo della Croce. Ogni anno si ritrovano insieme con i loro rispettivi educatori, compagni di studio, direttori, confessori e docenti per una verifica congiunta del cammino di vita cristiana ed umana, nel ricordo della passione di Cristo, che è passione per la vita. Nel corso dell’anno vengono seguiti da un assistente spirituale che, attualmente è padre Ludovico Izzo. Ad accogliere, alle 9,30 tutti gli ex-alunni e i loro familiari sabato sarà il superiore della casa di Calvi Risorta, padre Pierluigi Mirra. Seguirà il saluto dell’assistente provinciale, padre Ludovico Izzo e la relazione del presidente dell’Aseap, sig. Antonio Romano, che parlerà su: “La nostra radice passionista è la nostra forza”. Alle ore 11,30 la parola sarà data ai religiosi che ricordano il loro giubileo sacerdotale. Subito dopo la santa messa officiata da mons. Nesti durante la quale verranno ricordati gli anniversari dei matrimoni degli ex-alunni passionisti con la benedizione degli anelli. La liturgia sarà animata dal coro dell’Aseap-Boys. A conclusione della messa saranno premiati: l’ex-alunno più anziano e quello più giovane; il familiare più anziane e giovane; il socio dell’Aseap che ha recuperato più ex-alunni. Poi tutti insieme fraternamente l’agape nel grande convento dei Passionisti, in grado di ospitare migliaia di persone contemporaneamente, data la grandezza e la vastità della struttura, ancora funzionale, nonostante la vetusta età.
L’Associazione ex-alunni passionisti, che conta diverse centinaia di iscritti, ma migliaia di simpatizzanti, è guidata da Antonio Romano, che è a conclusione del suo mandato quadriennale. Il raduno di sabato sarà anche l’occasione per rinnovare l’intero direttivo.

 

 

7 aprile 2009

LETTERA DEL PADRE PROVINCIALE DEI PASSIONISTI PER LA PASQUA

Ai religiosi e laici  della Famiglia Passionista della Provincia B.V.M. Addolorata

 

SOLIDARIETÀ ALLA POPOLAZIONE

E ALLA CHIESA CHE È IN AQUILA E PROVINCIA

 

 L’Arcivescovo di Gaeta Mons. Fabio Bernardo D’Onorio quando ha appreso che le scosse telluriche hanno causato dei morti e, tra questi, numerosi bambini, si è raccolto in preghiera, inviando un messaggio all’Arcivescovo de L’Aquila S.E. Mons. Giuseppe Molinari nel quale è espressa tutta la sua solidarietà, da fratello a fratello, e, nel contempo, del popolo di Dio della Chiesa che è in Gaeta a tutta la popolazione aquilana così duramente colpita in costi di vite umane e danni al patrimonio immobiliare, costringendo da oggi almeno cinquantamila persone a vivere in luoghi di emergenza, augurandoci che sia per un periodo il più breve possibile.

Apprezzamento, infine, per tutti coloro che dalla diocesi, inquadrati negli organici della Protezione Civile e dei Vigili del Fuoco, stanno portando aiuto concreto alle genti della terra d’Abruzzo. 

Infine si evidenzia che, a seguito del terremoto che ha colpito l’Abruzzo, la Caritas Italiana si è prontamente a ttivata per coordinare gli sforzi delle Caritas che hanno già offerto disponibilità ad intervenire da tutta Italia e anche dall’estero. La Caritas Italiana, in stretto contatto anche con il delegato regionale, con i direttori delle Caritas diocesane di Abruzzo - Molise e con i vescovi locali, cerca di farsi prossima con la preghiera e con il sostegno materiale, valutando in questa prima fase le esigenze che emergono nelle comunità e nei luoghi provati dal sisma, per poter attivare interventi adeguati.

Per sostenere gli interventi in corso (causale “Terremoto Abruzzo”) si possono inviare offerte a Caritas Italiana tramite conto corrente postale N. 347013  o tramite Unicredit Banca di Roma spa – Iban IT38 K03002 05206 000401120727.

Offerte sono possibili anche tramite altri canali, tra cui:

Intesa Sanpaolo, via Aurelia 796, Roma - Iban: IT19 W030 6905 0921 0000 0000 012;

Allianz Bank, via San Claudio 82, Roma -  Iban: IT26 F035 8903 2003 0157 0306 097;

Banca Popolare Etica, via Parigi 17, Roma  - Iban: IT29 U050 1803 2000 0000 0011 113; 

CartaSi e Diners telefonando a Caritas Italiana tel. 06 66177001 (orario d’ufficio).

 

27marzo 2009

VEGLIA DIOCESANA PER I MARTIRI MISSIONARI

L’Arcivescovo presiederà la Veglia di preghiera per i Martiri Missionari venerdì 27 marzo alle ore 20,00 

nella Chiesa di San Biagio V.M. in Marina di Minturno

 

 

ORDINAZIONE DIACONALE  DEL GIOVANE PASSIONISTA

conf. AURELIO APARECIDO MIRANDA dell'AMORE CROCIFISSO

per l'imposizione delle mani e la preghiera consacratoria 

di S.E. Mons. Ambrogio Spreafico, Vescovo di Frosinone-Veroli-Ferentino

Domenica 22 marzo ore 18,30  nel santuario di S.Maria a Fiume - Ceccano (fr)

 

19 marzo 2009

Elevazione della chiesa dell'Annunziata di Gaeta a Santuario

Tutto è pronto per otto giorni densi di appuntamenti per un evento che resterà nella memoria collettiva: Elevazione della Chiesa dell’Annunziata a Santuario. Il nostro Arcivescovo Mons. Fabio Bernardo D’Onorio ha predisposto tutto in sintonia con il Commissario dell’Istituto Santissima Annunziata Raniero De Filippis, che si sta dimostrando un funzionario della Regione Lazio estremamente professionale e concreto e il Sindaco di Gaeta Antonio Raimondi, disponibile verso l’Arcidiocesi.

Tutti sanno, ormai, come il Santo Padre Pio IX abbia meditato sul dogma della Madre celeste come Immacolata Concezione in occasione del suo esilio a Gaeta, raccogliendosi in preghiera nella Cappella d’Oro, dove allora come ora campeggia un quadro mariano dell’artista Scipione Pulzone. E da qui il legame mariano con Lourdes e la presenza tra di noi per l’occasione del Vescovo di tale Diocesi francese.

Si inizia domani domenica 22 nella Chiesa dell’Annunziata alle 17: sarà il professore Lorenzo Cappelletti a intrattenere i presenti sul tema “Pio IX e il Dogma dell’Immacolata”.

Il giorno successivo lunedì 23 sempre nel complesso dell’Annunziata l’inaugurazione della sede del Parco Regionale della Riviera di Ulisse a cura dell’Assessore all’ambiente della Regione Lazio Filiberto Zaratti. In tal modo l’Istituto trarrà entrate economiche vitali dalla locazione all’Assessorato regionale all’Ambiente e, nel contempo, consentirà al Comune di Gaeta di poter disporre per le sue attività dei locali attualmente utilizzati dal Parco nel palazzo municipale, mantenendo, nel contempo, la sede del Parco nel suo territorio urbano.

Martedì 24 sempre nella Chiesa alle 18 celebrazione eucaristica presieduta dal Vescovo di Lourdes Mons. Jaques Perrier, presule della città francese mariana per eccellenza. I canti a cura del coro della Cattedrale gaetana, animata dal bravo presbitero don Antonio Centola, e offerta del cero votivo alla Madonna a cura del Presidente della Regione Lazio Piero Marrazzo e, infine, fiaccolata.

Il giorno dopo mercoledì 25 in occasione della festa dell’Annunciazione alle 11 celebrazione eucaristica presieduta dal Vicario Generale Mons. Giuseppe Sparagna, a cura del coro Harmonia. Alle 18 Celebrazione eucaristica presieduta da S.E. Cardinale Renato Raffaele Martino ed elevazione della Chiesa Annunziata a Santuario. I canti a cura del coro diocesano.

Venerdì 27 alle 19 concerto “Salve Regina” a cura del Maestro Ambrogio Sparagna in collaborazione con la Rete del Folklore del Lazio.

Sabato 28 alle 18 nel complesso dell’Annunziata viene affrontato il tema “Le IPAB – Istituzioni di pubblica assistenza e beneficenza – oggi”, con l’assessore agli enti locali della Regione Lazio Daniele Fichera e il consigliere regionale Massimo Pineschi. Alle 19 concerto del prestigioso Coro della Cappella Musicale Pontificia Sistina diretta dal Maestro Mons. Giuseppe Liberto, che per l’occasione dedicherà alla città di Gaeta un inedito, mai eseguito in pubblico sinora. 

Domenica 29 marzo nel Museo Diocesano sito nel Palazzo Cardinale De Vio alle 18 inaugurazione della Mostra “Gli Argenti di Gaeta”, con conferenza sul tema del noto critico d’arte ed esponente di prestigio del mondo della cultura Vittorio Sgarbi.

Si nota che è un calendario di tutto rispetto, anche grazie all’impegno generoso fatto non di parole ma di fatti concreti di due presbiteri di valore quali il laborioso e insostituibile Vicario Generale Mons. Giuseppe Sparagna che ha responsabilità dirette, tra l’altro, come Rettore del Santuario dell’Annunziata e il Vice-Parroco don Giuseppe Di Mario, che ha fatto della disponibilità e della fedeltà assoluta all’Arcivescovo uno stile di vita quotidiano.

 

18 marzo 2009

La Santa Sede spiega le parole del Papa sul preservativo

Padre Lombardi risponde alle polemiche da parte di Governi e istituzioni

 Il portavoce vaticano ha commentato le parole di Benedetto XVI sulla lotta contro l'Aids, spiegando che per la Chiesa la priorità è rappresentata da istruzione, ricerca e assistenza umana e spirituale, e non dall'opzione esclusiva per la diffusione dei preservativi.

Il direttore della Sala Stampa della Santa Sede, padre Federico Lombardi S.I., ha pubblicato questo mercoledì pomeriggio da Yaoundé un comunicato in risposta alle interpretazioni da parte dei mezzi di comunicazione e anche dei rappresentanti governativi della risposta che il Papa ha dato questo martedì ai giornalisti durante il viaggio da Roma al Camerun.

Un editoriale pubblicato dal direttore de “L'Osservatore Romano”, Giovanni Maria Vian, constata che alcuni media hanno ridotto il messaggio del Papa sull'Aids “a un solo aspetto - per di più stravolto in chiave polemica -, e cioè quello dei metodi per contrastare la diffusione dell'Aids”.

Basandosi sulla versione parziale che i mezzi informativi hanno offerto questo martedì delle parole del Papa nel suo riferimento all'Aids e al preservativo, rappresentanti di istituzioni e Governi hanno rivolto dure accuse al Santo Padre.

A questo proposito, il direttore esecutivo del Fondo Mondiale per la Lotta all'Aids, Michel Kazatchkine, ha espresso la sua “profonda indignazione” e ha chiesto al Papa di ritrattare le sue affermazioni, considerate “inaccettabili” perché rappresentano “una negazione dell'epidemia”.

Anche esponenti dei Governi di Francia e Belgio hanno attaccato con violenza il Santo Padre.

Padre Lombardi ha precisato nella sua dichiarazione “che il Santo Padre ha ribadito le posizioni della Chiesa cattolica e le linee essenziali del suo impegno nel combattere il terribile flagello dell’Aids”.

Il portavoce ha spiegato le tre linee d'azione nella lotta contro l'Aids esposte da Benedetto XVI, in primo luogo “l’educazione alla responsabilità delle persone nell’uso della sessualità” e “il riaffermare il ruolo essenziale del matrimonio e della famiglia”.

In secondo luogo, ha citato “la ricerca e l’applicazione delle cure efficaci dell’Aids” e il “metterle a disposizione del più ampio numero di malati attraverso molte iniziative ed istituzioni sanitarie”; infine, “l’assistenza umana e spirituale dei malati di Aids come di tutti i sofferenti, che da sempre sono nel cuore della Chiesa”.

“Queste sono le direzioni in cui la Chiesa concentra il suo impegno non ritenendo che puntare essenzialmente sulla più ampia diffusione di preservativi sia in realtà la via migliore, più lungimirante ed efficace per contrastare il flagello dell’Aids e tutelare la vita umana”, ha concluso padre Lombardi. (Zenit)

 

LECTIO DIVINA CON IL VESCOVO D'ONORIO

Il Servizio di Pastorale Giovanile promuove nel tempo quaresimale incontri di preghiera e di meditazione sulla Parola di Dio, tenuti dall'Arcivescovo di Gaeta
Il terzo incontro vi sarà venerdì 20 marzo alle ore 20,00 presso la Chiesa Santa Maria in Piazza di Fondi

 

13 marzo 2009

Il Papa non potrebbe scambiare i tesori del Vaticano con cibo per l'Africa?

La proposta lanciata su Facebook è più complicata di quanto sembra



"Scambio i tesori del Vaticano con cibo in Africa. Ti iscrivi?". Con questo messaggio un internauta ha aperto uno spazio su Facebook. In pochi giorni, fino a questo venerdì mattina, avevano aderito 32.146 persone.

Il Cardinale Paul Josef Cordes, presidente del Pontificio Consiglio "Cor Unum", ha osservato che, indipendentemente dall'aspetto provocatore o ideologico della proposta, il Papa non potrebbe applicarla perché lo impedisce il diritto internazionale.

L'iniziativa di Facebook è stata lanciata da un giovane spagnolo, Alberto Juesas Escudero, che spiega la proposta con alcune argomentazioni, sostenendo ad esempio che  "è una vergogna vedere le ricchezze del Vaticano e poi il telegiornale".

Un altro dei motivi addotti è "Perché non ammettono mai i loro errori. Perché non predicano con l'esempio. Perché Gesù è nato in una grotta e viveva in povertà".

Le motivazioni terminano con espressioni offensive:  "Che vergogna il Vaticano! Che vergogna la religione cattolica".

Nella sua risposta il Cardinale Cordes ha spiegato che sente questo tipo di proposte da 40 anni, e che prima erano anche più frequenti.

Quando Giovanni Paolo II lo ha chiamato a Roma per collaborare con lui nella Curia Romana, ha confessato, "il clima contro il Vaticano era molto forte". "In quel questo momento mi sono informato e ho scoperto che la Chiesa non può fare quello che vuole con le opere d'arte che stanno nel Vaticano". In realtà, ha chiarito, la Chiesa "ha il compito di conservare le opere d'arte nel nome dello Stato italiano.  Non le può vendere".

Il porporato non cita solo la teoria, ma si riferisce alla realtà, ricordando che quando negli anni Sessanta un benefattore fece una donazione per ristrutturare il Collegio Teutonico, che si trova dentro il Vaticano, la direzione di questa residenza, in gesto di ringraziamento, volle ricambiare con una semplice statua, che non aveva un valore comparabile ad altre dei Musei Vaticani.

Quella persona, che era tedesca, ebbe moltissimi problemi con lo Stato italiano perché venne accusata di sottrarre dei beni che l'Italia deve custodire, ha spiegato il Cardinale.

"In tutte le Nazioni ci sono tante misure per la difesa delle opere d'arte, perché lo Stato ha il dovere di mantenerle", ha chiarito, ricordando come i beni della Santa Sede facciano anche parte della storia culturale dell'Italia.

Il Cardinale ha anche ricordato l'opera della Chiesa cattolica a livello sanitario ed educativo in alcune regioni dell'Africa.  "Quando vengono a incontrare il Papa, i Presidenti africani lo riconoscono", ha riconosciuto.

Senza la Chiesa, in Africa una grandissima parte dei malati di Aids sarebbe abbandonata, perché la Chiesa, con la sua rete di ospedali, è quella che accoglie il più alto numero di persone affetta dal virus.

Secondo il Cardinale Cordes, attirando l'interesse dei mezzi di informazione del mondo sul suo prossimo viaggio in Africa, dal 17 al 23 marzo in Camerun e Angola, il Papa porterà i media ad essere più consapevoli delle necessità del continente africano, promuovendo allo stesso tempo misure concrete di autentica solidarietà e di rispetto. (Zenit)

 

 9marzo 2009

Lettera Circolare del p.Generale  dei Passionisti alla Congregazione 

e alla Famiglia Passionista per il 25° Anniversario dell’approvazione delle Costituzioni

 

5 marzo 2009 :

Messaggio di Benedetto XVI per la Giornata Mondiale della Gioventù

E' stato pubblicato il Messaggio di Benedetto XVI per la Giornata Mondiale della Gioventù che quest'anno si celebrerà a livello diocesano il 5 aprile prossimo, Domenica delle Palme. Tema del Messaggio: "Abbiamo posto la nostra speranza nel Dio vivente" (1 Tm 4,10). Il Papa invita i giovani a diffondere la vera speranza nel mondo: "la speranza non è solo un ideale o un sentimento, ma una persona viva: Gesù Cristo, il Figlio di Dio". 

 

marzo 2009

La Chiesa cattolica cresce al ritmo della popolazione mondiale

Diminuiscono le vocazioni in Europa, crescono in Africa


CITTA' DEL VATICANO, domenica, 1° marzo 2009 .- Nel 2007 i cattolici nel mondo sono aumentati dell'1,4%, seguendo sostanzialmente il ritmo dell’incremento demografico (1,1%). Anche nelle vocazioni sacerdotali si osserva una crescita (0,4%), però con notevoli differenze da continente a continente: mentre in Europa si assiste a una recessione, in Africa e in Asia si registra un notevole aumento.

Sono queste le principali conclusioni raccolte nell'Annuario Pontificio 2009, la pubblicazione vaticana che raccoglie dati statistici aggiornati sulla Chiesa in tutto il mondo, e che è stato presentato al Papa nella mattina del 28 febbraio.

In un comunicato reso noto dalla Santa Sede, si legge che i cattolici nel mondo sono aumentati a un miliardo e 147 milioni circa mentre nel 2006 erano un miliardo e 131 milioni.

Rilevante l’incremento dei fedeli battezzati in Oceania (+4,7%) e in Africa (+3,0%). Positivi i dati dell’Asia (+1,7%) e dell’Europa (+0,8%) mentre lievemente negativo quello dell’America (–0,1%) che tuttavia conta la metà dei cattolici di tutto il Pianeta.
 I Vescovi sono passati, dal 2006 al 2007, da 4.898 a 4.946. Il numero dei sacerdoti si mantiene sul trend di crescita moderata inaugurato nel 2000, dopo oltre un ventennio di performance piuttosto deludente. I sacerdoti, infatti, sono aumentati nel corso degli ultimi otto anni, passando dai circa 405 mila nel 2000 agli oltre 408 mila nel 2007.
 I sacerdoti aumentano soprattutto in Africa e Asia (nel periodo 2000-2007, +27,6% e +21,2%); stabile la situazione in America, mentre Europa e Oceania registrano, per lo stesso periodo, una forte diminuzione (-6,8% e -5,5%).
Il numero dei diaconi permanenti continua a mostrare una significativa dinamica evolutiva. Aumentano, al 2007, di oltre il 4,1%, rispetto al 2006, passando da 34.520 a 35.942. La consistenza dei diaconi migliora a ritmi sostenuti sia in Africa, Asia e Oceania, dove essi non raggiungono ancora il 2% del totale, sia in aree dove la loro presenza è quantitativamente più rilevante. In America ed in Europa, dove al 2007 risiede circa il 98% della popolazione complessiva, i diaconi sono aumentati, dal 2006 al 2007, del 4,0% .
Infine, a livello globale, il numero dei candidati al sacerdozio è aumentato dello 0,4% raggiungendo quasi quota 116 mila. Anche in questo caso, Africa e Asia hanno mostrato una sensibile crescita, mentre l’Europa e l’America hanno registrato una contrazione, rispettivamente, del 2,1 e dell'1%.

Durante la presentazione della nuova edizione dell'Annuario, il Papa si è mostrato “vivamente interessato” ai dati contenuti ed ha espresso apprezzamento per tutti coloro che hanno collaborato alla sua realizzazione, e specialmente per i membri dell’Ufficio Centrale di Statistica della Chiesa, diretto da mons. Vittorio Formenti.

Per l'occasione erano presenti il Segretario di Stato vaticano, il Cardinale Tarcisio Bertone, e il Sostituto della Segreteria di Stato per gli Affari Generali, mons. Fernando Filoni.

Questa edizione aggiornata dell'Annuario riporta le nuove diocesi create da Benedetto XVI nel 2008: una sede metropolitana e 11 nuove sedi episcopali; mentre sono cambiate giuridicamente 4 sedi metropolitane, 2 sedi episcopali e un vicariato apostolico.

L'Annuario Pontificio viene pubblicato ufficialmente dal 1912. Della sua redazione si incarica la Segreteria di Stato della Santa Sede, e più concretamente, la sezione degli Affari Generali, che si occupa anche degli Acta Apostolicae Sedis (la raccolta ufficiale degli atti della Santa Sede).  (ZENIT)

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28 febbraio: 

Inizio Missioni Popolari a Sant'Antimo (Na) e a Roiate (Rm)

Da oggi fino al 15 marzo i religiosi passionisti animeranno le missioni popolari nella parrocchia di S.Lucia di Sant'Antimo e nella parrocchia di Roiate. 

Anche p.Aniello della comunità della Civita è impegnato in questo tipo di evangelizzazione.

 

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26 febbraio:                

E' deceduto  nella Casa di riposo di Pontecorvo 

P. ERMANNO  MASIA 

Passionista della Comunità di Sora

 

  Era nato il 1° Novembre 1925, a San Pietro Infine (CE)

Aveva emesso la Professione religiosa a Pontecorvo il 8 Novembre 1942 

ed era stato ordinato Sacerdote a Roma  il  11 Giugno 1949

 

IL SIGNORE LO ASSOCI ALLA  COMUNITA' DEI SANTI!

 

 

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25 febbraio:

LA QUARESIMA:  TEMPO FAVOREVOLE PER IL CRISTIANO

Il Messaggio dell'Arcivescovo di Gaeta in occasione dell'inizio dell'itinerario quaresimale

 

 

 

 

 

                            

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