19 luglio 2011
Portare Cristo in Internet
Direttore di comunicazione del Patriarcato di Lisbona parla
ai Vescovi a Rio
RIO DE JANEIRO, martedì, 19 luglio 2011 (ZENIT.org).-
“Internet fa sì che miliardi di immagini appaiano su milioni
di schermi di computer in tutto il pianeta. Da questa
galassia di immagini e suoni emergerà il volto di Cristo e
si sentirà la sua voce?”. Lo ha chiesto il direttore del
Segretariato Nazionale delle Comunicazioni del Patriarcato
di Lisbona (Portogallo), padre António Rego, che mercoledì
ha presentato il tema “Persona digitale: trasformazioni
antropologiche nella società dell'informazione” nel I
Seminario di Comunicazione per i Vescovi del Brasile,
svoltosi fino a sabato a Rio de Janeiro.
Secondo il sacerdote, promuovere la visione del volto di
Cristo in Internet favorirà il fatto di fare di questo
spazio qualcosa di autenticamente umano, “perché se non c'è
posto per Cristo non ci sarà posto per l'uomo”.
Durante il suo intervento di fronte ai 62 Vescovi
presenti a Rio, il presbitero ha sottolineato che già il
Concilio Vaticano II ha voluto imprimere alla comunicazione
un tono umano, l'unico che si inquadra nella nostra dignità
e vocazione.
Per questo il Concilio ha usato l'espressione “mezzi di
comunicazione sociale”. Con l'uomo al centro. E' l'uomo che
si comunica, ha sottolineato.
Padre Rego ha anche ricordato che Papa Benedetto XVI, nel
2010, ha affermato che il compito di chi opera nei media,
come consacrato, è spianare la strada per nuovi incontri.
Bisogna assicurare sempre la qualità del contatto umano e
l'attenzione alle persone e alle loro vere necessità
spirituali, offrendo loro, in questa nuova era digitale, i
segnali necessari per riconoscere il Signore, ha commentato.
La CEI stanzia un milione di euro per il
Corno d’Africa
ROMA, martedì, 19 luglio 2011 (ZENIT.org).- La Conferenza
Episcopale Italiana (CEI) ha stanziato un milione di euro
per aiutare le popolazioni colpite dalla siccità nel Corno
d’Africa, rispondendo così all’appello lanciato dal Papa
durante l’Angelus di domenica. La somma proviene dai fondi
raccolti attraverso l’otto per mille.
“L’apposito comitato per gli interventi caritativi a
favore del Terzo mondo – si legge in una nota dei Vescovi
italiani – provvederà all’erogazione della somma,
accogliendo le richieste che stanno pervenendo o
perverranno”.
Il sostegno andrà a “progetti di enti ecclesiali locali
che operano in collegamento con le istituzioni caritative
della Conferenza episcopale o delle diocesi del luogo”.
“In risposta all’accorato invito del Santo Padre a
operare per sollevare le popolazioni del corno d’Africa
colpite da una grave siccità e dalla conseguente carestia –
si legge ancora nella nota – la presidenza della Conferenza
Episcopale Italiana invita a pregare per le comunità e a
sostenere le iniziative di solidarietà promosse dalla
Caritas italiana”.
30 luglio
La
perdita dello stato clericale di padre Vlasic non è un giudizio su
Medjugorje
Spiega il Procuratore
Generale dell'Ordine dei Francescani
di Jesús Colina
CITTA' DEL VATICANO, mercoledì, 29 luglio 2009 (ZENIT.org).-
L'accettazione da parte di Benedetto XVI della perdita dello stato
clericale di padre Tomislav Vlasic non rappresenta un giudizio sulle
testimonianze delle apparizioni della Madonna a Medjugorje, spiega
il Procuratore Generale dell'Ordine dei Frati Minori (Francescani).
Padre Francesco Bravi ha
informato questo mercoledì ZENIT del fatto che la misura non è stata
imposta dalla Santa Sede, ma ha avuto luogo in risposta alla
richiesta presentata da colui che fino ad ora era un sacerdote
francescano di essere dispensato non solo del celibato sacerdotale,
ma anche dei voti religiosi.
"È stato lui a
chiederlo", ha spiegato padre Bravi, sottolineando che anche se è
vero che Vlasic era viceparroco di Medjugorje quando ci sono state
le prime testimonianze delle apparizioni, che sono all'analisi della
Santa Sede, vive da più di vent'anni in Italia.
Era religioso della
provincia francescana di San Bernardino di Siena (L'Aquila) e ha
fondato la comunità "Kraljice mira potsuno Tvoji - po Mariji k
Isusu" (Regina della Pace, tutti tuoi - a Gesù attraverso
Maria).
Vlasic ha chiesto alla
Santa Sede di essere dispensato dai doveri propri del ministero
sacerdotale, spiega Bravi, perché non vuole accettare le sanzioni
che gli ha imposto la Congregazione per la Dottrina della Fede con
un decreto (prot. 144/1985) del 25 gennaio 2008, firmato dal
Cardinale William Levada, Prefetto, e dall'Arcivescovo Angelo Amato,
Segretario della Congregazione.
Nel decreto, reso
pubblico da monsignor Ratko Peric, Vescovo di Mostar-Duvno, la
Diocesi in cui si trova Medjugorje, su incarico della stessa
Congregazione vaticana, si osserva che le sanzioni si sono imposte
di fronte alle accuse contro il sacerdote "per divulgazione di
dubbie dottrine, manipolazione delle coscienze, sospetto misticismo,
disobbedienza ad ordini legittimamente impartiti ed addebiti
contra sextum" (cioè contro il sesto comandamento).
Il decreto ha stabilito
cinque sanzioni, tra cui il dovere di rimanere in una casa
dell'Ordine francescano della Lombardia determinata dal Ministro
Generale dell'Ordine, padre José R. Carballo, e il divieto di
mantenere ogni relazione con la comunità Regina della Pace e con i
suoi membri.
Il testo vieta inoltre di
"effettuare negozi giuridici e agire negli organismi amministrativi"
senza licenza scritta del Ministro Generale dell'Ordine e stabilisce
l'obbligo "di seguire un iter formativo teologico-spirituale con
valutazione finale e, previa recognitio di questo Dicastero,
emissione della professio fidei".
Proibisce infine
"l'esercizio della ‘cura d'anime', la predicazione, i pubblici
interventi ed è revocata la facoltà di confessare fino alla
conclusione di quanto disposto".
Padre Bravi ha detto a
ZENIT che il sacerdote non ha riconosciuto le accuse che gli sono
state rivolte e che per questo motivo non ha nemmeno accettato le
sanzioni. Ha quindi chiesto di essere dispensato dall'esercizio del
suo ministero sacerdotale e dalla sua condizione di religioso.
Allo stesso tempo, ha il
divieto assoluto di esercitare qualsiasi forma di apostolato, così
come di fare dichiarazioni, soprattutto su Medjugorje.
Padre Vlasic ha avuto un
ruolo importante all'inizio dei racconti sulle apparizioni di Maria
riferite da sei giovani nel 1981, perché lavorava in quella
parrocchia, pur non essendo parroco. Nel 1985 si è tuttavia
trasferito in Italia.
Anche se ha interpretato
i racconti pubblicamente e per iscritto, a volte è stato
contraddetto dai veggenti.
Ad esempio, ha affermato
che la comunità da lui fondata nasceva per espresso desiderio della
Vergine, aspetto negato dalla veggente Marija Pavlovic in una
lettera inviata alla Santa Sede.
Il Vescovo di Mostar si è
dichiarato pubblicamente contrario alle testimonianze relative alle
apparizioni di Medjugorje, ma il dossier è ora allo studio della
Congregazione per la Dottrina della Fede.
Nel libro pubblicato dal
Cardinale Tarcisio Bertone, Segretario di Stato di Benedetto XVI ed
ex Segretario di questa Congregazione vaticana, "L'ultima veggente
di Fatima" (Ed. Rai-Rizzoli, 2007, pagg. 103-104), si legge che "le
dichiarazioni del Vescovo di Mostar riflettono un'opinione
personale, non sono un giudizio definitivo e ufficiale della Chiesa.
Tutto è rinviato alla dichiarazione di Zara dei Vescovi della ex
Jugoslavia del 10 aprile 1991, che lascia la porta aperta a future
indagini. La verifica deve, perciò, andare avanti. Nel frattempo
sono permessi i pellegrinaggi privati con un accompagnamento
pastorale dei fedeli. Infine, tutti i pellegrini cattolici possono
recarsi a Medjugorje, luogo di culto mariano dove è possibile
esprimersi con tutte le forme devozionali".
7 luglio
La sintesi dell'enciclica «Caritas in
Veritate»
"La Carità nella verità, di cui Gesù s'è fatto testimone" è "la
principale forza propulsiva per il vero sviluppo di ogni persona
e dell'umanità intera": inizia così Caritas in Veritate,
enciclica indirizzata al mondo cattolico e "a tutti gli uomini
di buona volontà". Nell'Introduzione, il Papa
ricorda che "la carità è la via maestra della dottrina sociale
della Chiesa". D'altro canto, dato "il rischio di fraintenderla,
di estrometterla dal vissuto etico", va coniugata con la verità.
E avverte: "Un Cristianesimo di carità senza verità può venire
facilmente scambiato per una riserva di buoni sentimenti, utili
per la convivenza sociale, ma marginali". (1-4)
Lo sviluppo ha bisogno della verità. Senza di essa, afferma il
Pontefice, "l'agire sociale cade in balia di privati interessi e
di logiche di potere, con effetti disgregatori sulla società".
(5)
Benedetto XVI si sofferma su due "criteri orientativi
dell'azione morale" che derivano dal principio "carità nella
verità"; la giustizia e il bene comune. Ogni cristiano è
chiamato alla carità anche attraverso una ''via istituzionale"
che incida nella vita della polis, del vivere sociale.
(6-7)
La Chiesa, ribadisce, "non ha soluzioni tecniche da offrire", ha
però "una missione di verità da compiere" per "una società a
misura dell'uomo, della sua dignità, della sua vocazione". (8-9)
Il primo capitolo del documento è dedicato al Messaggio
della Populorum Progressio di Paolo VI. "Senza
la prospettiva di una vita eterna - avverte il Papa - il
progresso umano in questo mondo rimane privo di respiro". Senza
Dio, lo sviluppo viene negato, "disumanizzato".(10-12)
Paolo VI, si legge, ribadì "l'imprescindibile importanza del
Vangelo per la costruzione della società secondo libertà e
giustizia".(13)
Nell'Enciclica Humanae Vitae, Papa Montini "indica i
forti legami esistenti tra etica della vita ed etica sociale".
Anche oggi, "la Chiesa propone con forza questo collegamento".
(14-15)
Il Papa spiega il concetto di vocazione presente nella
Populorum Progressio. "Lo sviluppo è vocazione" giacché
"nasce da un appello trascendente". Ed è davvero "integrale",
sottolinea, quando è "volto alla promozione di ogni uomo e di
tutto l'uomo". "La fede cristiana - soggiunge - si occupa dello
sviluppo non contando su privilegi o su posizioni di potere",
"ma solo su Cristo". (16-18)
Il Pontefice evidenzia che "le cause del sottosviluppo non sono
primariamente di ordine materiale". Sono innanzitutto nella
volontà, nel pensiero e ancor più "nella mancanza di fraternità
tra gli uomini e i popoli". "La società sempre più globalizzata
– rileva – ci rende vicini, ma non ci rende fratelli". Bisogna
allora mobilitarsi. affinchè l'economia evolva "verso esiti
pienamente umani". (19-20)
Nel secondo capitolo, il Papa entra nel vivo dello
Sviluppo umano nel nostro tempo. L'esclusivo obiettivo
del profitto "senza il bene comune come fine ultimo - osserva -
rischia di distruggere ricchezza e creare povertà". Ed enumera
alcune distorsioni dello sviluppo: un'attività finanziaria "per
lo più speculativa", i flussi migratori "spesso solo provocati"
e poi mal gestiti e, ancora, "lo sfruttamento sregolato delle
risorse della terra". Dinnanzi a tali problemi interconnessi, il
Papa invoca "una nuova sintesi umanistica". La crisi "ci obbliga
a riprogettare il nostro cammino". (21)
Lo sviluppo, constata il Papa, è oggi "policentrico". "Cresce la
ricchezza mondiale in termini assoluti, ma aumentano le
disparità" e nascono nuove povertà. La corruzione, è il suo
rammarico, è presente in Paesi ricchi e poveri; a volte grandi
imprese transnazionali non rispettano i diritti dei lavoratori.
D'altronde, "gli aiuti internazionali sono stati spesso distolti
dalle loro finalità, per irresponsabilità" dei donatori e dei
fruitori. Al contempo, denuncia il Pontefice, "ci sono forme
eccessive di protezione della conoscenza da parte dei Paesi
ricchi, mediante un utilizzo troppo rigido del diritto di
proprietà intellettuale, specialmente nel campo sanitario". (22)
Dopo la fine dei "blocchi", viene ricordato, Giovanni Paolo II
aveva chiesto "una riprogettazione globale dello sviluppo", ma
questo "è avvenuto solo in parte". C'è oggi "una rinnovata
valutazione'" del ruolo dei "pubblici poteri dello Stato", ed è
auspicabile una partecipazione della società civile alla
politica nazionale e internazionale. Rivolge poi l'attenzione
alla delocalizzazione di produzioni di basso costo da parte dei
Paesi ricchi. "Questi processi - è il suo monito - hanno
comportato la riduzione delle reti di sicurezza sociale" con
"grave pericolo per i diritti dei lavoratori". A ciò si aggiunge
che "i tagli alla spesa sociale, spesso anche promossi dalle
istituzioni finanziarie internazionali, possono lasciare i
cittadini impotenti di fronte a rischi vecchi e nuovi".
D'altronde, si verifica anche che "i governi, per ragioni di
utilità economica, limitano spesso le libertà sindacali".
Ricorda perciò ai governanti che "il primo capitale da
salvaguardare e: valorizzare è l'uomo, la persona nella sua
integrità". (23-25)
Sul piano culturale, prosegue, le possibilità di interazioni
aprono nuove prospettive di dialogo, ma vi è un duplice
pericolo. In primo luogo, un eclettismo culturale in cui le
culture vengono "considerate sostanzialmente equivalenti". Il
pericolo opposto è "l'appiattimento culturale", "l'omologazione
degli stili di vita". (26)
Rivolge così il pensiero allo scandalo della fame. Manca,
denuncia il Papa, "un assetto di istituzioni economiche in
grado" di fronteggiare tale emergenza. Auspica il ricorso a
"nuove frontiere" nelle tecniche di produzione agricola e
un'equa riforma agraria nei Paesi in via di Sviluppo. (27)
Benedetto XVI tiene a sottolineare che il rispetto per la vita
"non può in alcun modo essere disgiunto" dallo sviluppo dei
popoli. In varie parti del mondo - avverte -, perdurano pratiche
di controllo demografico che "giungono a imporre anche
l'aborto". Nei Paesi sviluppati si è diffusa una "mentalità
antinatalista che spesso si cerca di trasmettere anche ad altri
Stati come se fosse un progresso culturale". Inoltre, prosegue,
vi è "il fondato sospetto che a volte gli stessi aiuti allo
sviluppo vengano collegati" a "politiche sanitarie implicanti di
fatto l'imposizione" del controllo delle nascite. Preoccupanti
sono pure le "legislazioni che prevedono l'eutanasia". "Quando
una società s'avvia verso la negazione e la soppressione della
vita - avverte - finisce per non trovare più" motivazioni ed
energie "per adoperarsi a servizio del vero bene dell'uomo"
(28).
Altro aspetto legato allo sviluppo è il diritto alla libertà
religiosa. Le violenze, scrive il Papa, "frenano lo sviluppo
autentico", ciò "si applica specialmente al terrorismo a sfondo
fondamentalista". Al tempo stesso, la promozione dell'ateismo da
parte di molti Paesi "contrasta con le necessità dello sviluppo
dei popoli, sottraendo loro risorse spirituali e umane". (29)
Per lo sviluppo, prosegue, serve l'interazione dei diversi
livelli del sapere armonizzati dalla carità. (30-31)
Il Papa auspica, quindi, che le scelte economiche attuali
continuino "a perseguire quale priorità l'obiettivo dell'accesso
al lavoro" per tutti. Benedetto XVI mette in guardia da
un'economia "del breve e talvolta brevissimo termine" che
determina "l'abbassamento del livello di tutela dei diritti dei
lavoratori" per far acquisire ad un Paese "maggiore
competitività internazionale". Per questo, esorta una correzione
delle disfunzioni del modello di sviluppo come richiede oggi
anche lo "stato di salute ecologica del pianeta". E conclude
sulla globalizzazione: "Senza la guida della carità nella
verità, questa spinta planetaria può concorrere a creare rischi
di danni sconosciuti finora e di nuove divisioni". È necessario,
perciò, "un impegno inedito e creativo". (32-33)
Fraternità, Sviluppo economico e società civile
è il tema del terzo capitolo dell'Enciclica, che si apre con un
elogio dell'esperienza del dono, spesso non riconosciuta "a
causa di una visione solo produttivistica e utilitaristica
dell'esistenza". La convinzione di autonomia dell'economia dalle
"influenze di carattere morale - rileva il Papa - ha spinto
l'uomo ad abusare dello strumento economico in modo persino
distruttivo". Lo sviluppo, "se vuole essere autenticamente
umano", deve invece "fare spazio al principio di gratuità". (34)
Ciò vale in particolare per il mercato. "Senza forme interne di
solidarietà e di fiducia reciproca - è il suo monito - il
mercato non può pienamente espletare la propria funzione
economica", Il mercato, ribadisce, "non può contare solo su se
stesso", "deve attingere energie morali da altri soggetti" e non
deve considerare i poveri un "fardello, bensì una risorsa". Il
mercato non deve diventare "luogo della sopraffazione del forte
sul debole". E soggiunge: la logica mercantile va "finalizzata
al perseguimento del bene comune di cui deve farsi carico anche
e soprattutto la comunità politica". Il Papa precisa che il
mercato non è negativo per natura. Dunque, ad essere chiamato in
causa è l'uomo, "la sua coscienza morale e la sua
responsabilità". L'attuale crisi, conclude il Papa, mostra che i
"tradizionali principi dell'etica sociale" - trasparenza –
onestà e responsabilità - "non possono venire trascurati". Al
contempo, ricorda che l'economia non elimina il ruolo degli
Stati ed ha bisogno di "leggi giuste". Riprendendo la
Centesimus Annus, indica la "necessità di un sistema a tre
soggetti": mercato, Stato e società civile e incoraggia una
"civilizzazione dell'economia". Servono "forme economiche
solidali". Mercato e politica necessitano "di persone aperte al
dono reciproco". (35-39)
La crisi attuale, annota, richiede anche dei "profondi
cambiamenti" per l'impresa. La sua gestione "non può tenere
conto degli interessi dei soli proprietari", ma "deve anche
farsi carico" della comunità locale. Il Papa fa riferimento ai
manager che spesso «rispondono solo alle indicazioni degli
azionisti" ed invita ad evitare un impiego "speculativo" delle
risorse finanziarie. (40-41)
Il capitolo si chiude con una nuova valutazione del fenomeno
globalizzazione, da non intendere solo come "processo
socio-economico", "Non dobbiamo esserne vittime, ma protagonisti
- esorta - procedendo con ragionevolezza, guidati dalla carità e
dalla verità". Alla globalizzazione serve "un orientamento
culturale personalista e comunitario, aperto alla trascendenza"
capace di "correggerne le disfunzioni". C'è, aggiunge, "la
possibilità di una grande ridistribuzione della ricchezza", ma
la diffusione del benessere non va frenata "con progetti
egoistici protezionistici". (42)
Nel quarto capitolo, l'Enciclica sviluppa il tema dello
Sviluppo dei popoli, diritti e doveri, ambiente. Si
nota, osserva, "la rivendicazione del diritto al superfluo"
nelle società opulente, mentre mancano cibo e acqua in certe
regioni sottosviluppate. "I diritti individuali svincolati da un
quadro di doveri", rileva, "impazziscono". Diritti e doveri,
precisa, rimandano ad un quadro etico. Se invece “trovano il
proprio fondamento solo nelle deliberazioni di un'assemblea di
cittadini" possono essere “cambiati in ogni momento". Governi e
organismi internazionali non possono dimenticare "l'oggettività
e l'indisponibilità" dei diritti. (43)
Al riguardo, si sofferma sulle “problematiche connesse con la
crescita demografica". È "scorretto", afferma, "considerare
l'aumento della popolazione come causa prima del sottosviluppo".
Riafferma che la sessualità non si può "ridurre a mero fatto
edonistico e ludico". Né si può regolare la sessualità con
politiche materialistiche di forzata pianificazione delle
nascite". Sottolinea poi che "l'apertura moralmente responsabile
alla vita è una ricchezza sociale ed economica". Gli Stati,
scrive, "sono chiamati a varare politiche che promuovano la
centralità della famiglia". (44)
L'economia – ribadisce ancora – ha bisogno dell'etica per il suo
collettivo funzionamento; non di un'etica qualsiasi bensì di
un'etica amica della persona". La stessa centralità della
persona, afferma, deve essere il principio guida "negli
interventi per lo sviluppo" della cooperazione internazionale,
che devono sempre coinvolgere i beneficiari. "Gli organismi
internazionali – esorta il Papa – dovrebbero interrogarsi sulla
reale efficacia dei loro apparati burocratici", "spesso troppo
costosi". Capita a volte, constata, che "i poveri servano a
mantenere in vita dispendiose organizzazioni burocratiche". Di
qui l'invito ad una “piena trasparenza" sui fondi ricevuti.
(45-47)
Gli ultimi paragrafi del capitolo sono dedicati all'ambiente.
Per il credente, la natura è un dono di Dio da usare
responsabilmente. In tale contesto, si sofferma sulle
problematiche energetiche. "L'accaparramento delle risorse” da
parte di Stati e gruppi di potere, denuncia il Pontefice,
costituisce “un grave impedimento per lo sviluppo dei Paesi
poveri". La comunità internazionale deve perciò "trovare le
strade istituzionali per disciplinare lo sfruttamento delle
risorse non rinnovabili". “Le società tecnologicamente avanzate
– aggiunge – possono e devono diminuire il proprio fabbisogno
energetico", mentre deve "avanzare la ricerca di energie
alternative".
In fondo, esorta il Papa, ӏ necessario un effettivo cambiamento
di mentalità che ci induca ad adottare nuovi stili di vita'".
Uno stile che oggi, in molte parti del mondo “è incline
all'edonismo e al consumismo". Il problema decisivo, prosegue,
"è la complessiva tenuta morale della società". E avverte: "Se
non si rispetta il diritto alla vita e alla morte naturale" la
“coscienza umana finisce per perdere il concetto di ecologia
:umana" e quello di ecologia ambientale. (48-52)
La collaborazione della famiglia umana è il
cuore del quinto capitolo, in cui Benedetto XVI evidenzia che
"lo sviluppo dei popoli dipende soprattutto dal riconoscimento
di essere una sola famiglia", D'altronde, si legge, la religione
cristiana può con.!!ibuire ailo sviluppo "solo se Dio trova un
posto anche nella sfera pubblica". Con "la negazione del diritto
a professare pubblicamente la propria religione", la politica
"assume un volto opprimente e aggressivo". E avverte: "Nel
laicismo e nel fondamentalismo si perde la possibilità di un
dialogo fecondo" tra la ragione e la fede. Rottura che "comporta
un costo molto gravoso per lo sviluppo dell'umanità". (53-56)
Il Papa fa quindi riferimento al principio di sussidiarietà, che
offre un aiuto alla persona "attraverso l'autonomia dei corpi
intermedi". La sussidiaretà, spiega, "è l'antidoto più efficace
contro ogni forma di assistenzialismo paternalista" ed è adatta
ad umanizzare la globalizzazione. Gli aiuti internazionali,
constata, "possono a volte mantenere un popolo in uno stato di
dipendenza", per questo vanno erogati coinvolgendo i soggetti
della società civile e non solo i governi. "Troppo spesso"
infatti, "gli aiuti sono valsi a creare soltanto mercati
marginali per i prodotti" dei Paesi in via di sviluppo. (57-58)
Esorta poi gli Stati ricchi a "destinare maggiori quote" del Pil
per lo sviluppo, rispettando gli impegni presi. ed auspica un
maggiore accesso all'educazione e ancor più alla “formazione
completa della persona" rilevando che, cedendo al relativismo,
si diventa più poveri. Un esempio, scrive, ci è offerto dal
fenomeno perverso del turismo sessuale. "è doloroso constatare -
osserva - che ciò si svolge spesso con l'avallo dei governi
locali, con il silenzio di quelli da cui provengono i turisti e
con la complicità di tanti operatori del settore". (59-61)
Affronta poi il fenomeno "epocale" delle migrazioni. "Nessun
Paese da solo - è il suo monito - può ritenersi in grado di far
fronte ai problemi migratori". Ogni migrante, soggiunge, "è una
persona umana" che "possiede diritti che vanno rispettati da
tutti e in ogni situazione". Il Papa chiede che i lavoratori
stranieri non siano considerati come una merce ed evidenzia il
"nesso diretto tra povertà e disoccupazione". Invoca un lavoro
decente per tutti e invita i sindacati, distinti dalla politica,
a volgere lo sguardo verso i lavoratori dei Paesi dove i diritti
sociali vengono violati. (62-64)
La finanza, ripete, "dopo il suo cattivo utilizzo che ha
danneggiato l'economia reale, ritorni ad essere uno strumento
finalizzato" allo sviluppo. E aggiunge: "Gli operatori della
finanza devono riscoprire il fondamento propriamente etico della
loro attività”. Il Papa chiede inoltre "una regolamentazione del
settore" per garantire i soggetti più deboli. (65-66).
L'ultimo paragrafo del capitolo il Pontefice lo dedica
"all'urgenza della riforma" dell'Onu e "dell'architettura
economica e finanziaria internazionale". Urge "la presenza di
una vera autorità politica mondiale" che si attenga "in modo
coerente ai principi di sussidiarietà e di solidarietà".
Un'autorità, afferma, che goda di "potere effettivo". e conclude
con l'appello ad istituire "un grado superiore di ordinamento
internazionale" per governare la globalizzazione. (67)
Il sesto ed ultimo capitolo è incentrato sul tema dello
Sviluppo dei popoli e la tecnica. Il Papa mette in
guardia dalla "pretesa prometeica" secondo cui "l'umanità
ritiene di potersi ricreare avvalendosi dei 'prodigi' della
tecnologia". La tecnica, è il suo monito, non può avere una
"libertà assoluta". Rileva come "il processo di globalizzazione
potrebbe sostituire le ideologie con la tecnica". (68 - 72)
Connessi con lo sviluppo tecnologico sono i mezzi di
comunicazione soçjale chiamati a promuovere "la dignità della
persona e dei popoli". (73)
Campo primario "della lotta culturale tra l'assolutismo della
tecnicità e la responsabilità morale dell'uomo è oggi quello
della bioetica", spiega il Papa che aggiunge: "La ragione senza
la fede è destinata a perdersi nell'illusione della propria
onnipotenza”. La questione sociale diventa “questione
antropologica". La ricerca sugli embrioni, la clonazione, è il
rammarico del Pontefice, "sono promosse dall'attuale cultura"
che “crede di aver svelato ogni mistero". Il Papa paventa "una
sistematica pianificazione eugenetica delle nascite". (74-75)
Viene quindi ribadito che "lo sviluppo deve comprendere una
crescita spirituale oltre che materiale" Infine, l' esortazione
del Papa ad avere un "cuore nuovo" per "superare la visione
materialistica degli avvenimenti umani”. (76-77)
Nella Conclusione dell'Enciclica, il Papa
sottolinea che lo sviluppo "ha bisogno di cristiani con le
braccia alzate verso Dio nel gesto della preghiera” di "amore e
di perdono, di rinuncia a se stessi, di accoglienza del
prossimo, di giustizia e di pace". (78-79)
11 giugno
Meeting Famiglia Passionista Dol - 28 giugno
2009
Giornata
speciale per il Movimento Laicale Passionista e per tutti coloro che
hanno condiviso e condividono con i Passionisti esperienze
spirituali attraverso ritiri, campiscuola, esercizi spirituali,
meeting giovani e attività parrocchiali.
PROGRAMMA
ore 9
Arrivi e Accoglienza
ore 10
Preghiera
ore 10,15
Catechesi : “Attratti dall’Amore di Cristo Crocifisso”
ore 11
Pausa
ore 11,30
In gruppo
ore 13
Pranzo …a sacco
ore 16
Catechesi: La spiritualità passionista
ore 17
in gruppo
ore 18
S.Messa e conclusioni
ore 19
Si riparte….
NB: Pranzo a sacco
09 giugno
PERU': A GIUDIZIO IL PASSIONISTA ITALIANO AMICO INDIOS AMAZZONIA
ROMA - Un sacerdote italiano che da anni si batte a fianco degli
indios dell'Amazzonia e contro la deforestazione sarà processato la
prossima settimana in Perù con l'accusa di istigazione alla rivolta,
e rischia l'espulsione dal Paese per aver aiutato gli indios ad
opporsi allo sfruttamento dei loro territori. L'accusa potrebbe
anche essere estesa al reato di terrorismo e contro di lui pesano
anche minacce di morte. Padre Mario Bartolini, 70 anni, nato ad
Ascoli Piceno, vive in Amazzonia da 31 anni. Regge la parrocchia di
Barranquita, un villaggio senza luce elettrica, ed ha la residenza
in Perù, pur avendo conservato la cittadinanza italiana. Sacerdote
passionista e missionario, è diventato una figura carismatica per i
nativi grazie ad una piccola emittente radio, la "Voz de Cainarachi"
dalla quale ha invitato la popolazione della foresta ad opporsi allo
sfruttamento voluto dal governo di Lima, una battaglia di resistenza
sfociata nella strage di indios e poliziotti avvenuta nei giorni
scorsi a Bagua, e non ancora del tutto spenta. Un movimento -
assicura padre Mario - del tutto pacifico, contrariamente a quanto
sostenuto dal governo.
Padre Bartolini è stato più volte denunciato e minacciato di
morte per aver ostacolato i piani del gruppo Romero, multinazionale
del biodiesel che agisce sul territorio della sua parrocchia. Taglia
la foresta vergine e mette piante oleose, contribuendo alla
distruzione dell'Amazzonia, già colpita da un crescente inquinamento
con gravi conseguenze - ha denunciato il sacerdote - sulla salute
della popolazione, soprattutto dei bambini. "La chiesa cattolica è
con me, anche le gerarchie sono vicine ai poveri", fa sapere padre
Mario da Baranquita, "ma ora la parola spetta al governo peruviano".
E a quanti, anche a livello internazionale, potranno contribuire a
spingerlo a ritirare i decreti e a lasciare agli indios le loro
terre. (ANSA) |
16
maggio
Correre
sulle orme di san Paolo
L’ufficio
C.E.I. per
la pastorale del turismo e sport e la Fondazione
Giovanni Paolo II per lo sport hanno
promosso l’iniziativa “Correre
sulle orme di S. Paolo”. La
maratona-staffetta non competitiva, partita il 23 aprile u.s. da Betlemme
- prevede un percorso di km 1.300 da Gerusalemme a Roma, attraversando la
Grecia, Malta e poi l’Italia: da Siracusa risalirà fino a Roma, dove si
concluderà in Piazza San Pietro il 27 maggio 2009. Anche il territorio
della nostra Arcidiocesi sarà interessato dall’evento sportivo che si
svolgerà sul tracciato della antica via
Appia (dal Garigliano a Monte
S. Biagio), sostando 2 giorni nel
Comune di Itri: da
giovedì 21 maggio a sabato 23 mattina.
Sono
invitati a partecipare gli atleti con le insegne della società/oratorio
alle seguenti manifestazioni organizzate dal Comune e dalla Diocesi:
PROGRAMMA
21 maggio
ore 19,00 - Inizio
manifestazione
ore 20,00 - Arrivo
della fiaccola in Piazza Incoronazione
A seguire - Cerimonia
di accoglienza
- Prolusione e benedizione
di S.E. Mons. Fabio Bernardo D'Onorio, Arcivescovo di Gaeta
- Saluti: Giovanni
Agresti (Sindaco di Itri) e Edio Costantini (Presidente
Fondazione Giovanni Paolo II per lo sport)
- Testimonianze di Gianni
Rivera, Vincenzo D'Amico, Yelena Isinbayeva, Andrea Zorzi e altri
sportivi nazionali e internazionali
- Presenta Fabio
Zavattaro, vaticanista del TG1-RAI
ore 21,00 Notte di
spiritualità: "Gareggiate nello stimarvi a vicenda" nella
Chiesa di Santa Maria Maggiore
22 maggio
ore 8,30 - Santa
Messa a conclusione della notte di spiritualità nella Chiesa di
Santa Maria Maggiore
ore 17,00 - Il
musicista etnologo Ambrogio Sparagna eseguirà musiche della tradizione
palestinese, araba, greca, italiana ed ebrea sulle orme di San Paolo
23 maggio
ore 9,30 - Convegno nella
Chiesa di Santa Maria Maggiore: "Avere a cuore il destino dei
ragazzi. I nuovi luoghi educativi"
ore
12,00 - Partenza della fiaccola da Piazza Annunziata
9
maggio
9
maggio: festa degli “Stati Uniti” del vecchio continente.
L’EUROPA
CON
LA BANDIERA
Nove
maggio, festa dell’Europa. Sono in programma manifestazioni in tutti gli
Stati dell’Unione. Anche il clima è favorevole, con temperature
primaverili e sole. Leggeri venti di brezza a spiegare le bandiere.
Cerimonie, discorsi, celebrazioni, ricordi. E, per molti, torna la
polemica riguardante il fatto che gli eurocrati non hanno voluto inserire
nella Carta Costituzionale l’accenno alle origini cristiane
dell’Europa stessa.
Ma è una polemica che ritorna smorzata, rassegnata, quasi non
convinta. Sembra un discorso troppo rimasticato e ormai lontano, senza
vigore, indice di una fiacchezza, una rassegnazione
che è forse la vera malattia della nostra vecchia Europa.
Comunque, riconoscimento di radici cristiane o meno, nessuno può
negare che la parte migliore di tutti gli Stati che si sono aggregati
nell’Unione, ha radici nella dottrina cristiana. Uguaglianza,
fratellanza, diritti umani, democrazia, libertà, dignità della persona
sono valori che provengono dalla “rivoluzione” portata da Gesù. Prima
non esistevano.
L’Europa è disseminata di monumenti, sorti lungo il corso dei
secoli, che esaltano i
valori cristiani. Gli ospedali, le istituzioni di aiuto agli
ammalati, ai poveri, ai vagabondi, ai senza tetto, ai moribondi, ai malati
permanenti, agli ultimi della società
sono frutto di singole persone che hanno attinto ispirazione per il
loro agire dal Vangelo. E
similmente le scuole, le istituzioni educative, gli orfanotrofi, gli
Istituti per studenti poveri, per ragazze madri; anche le Università, le
grandi realizzazioni artistiche, le cattedrali, con i loro capolavori di
pittura, scultura, architettura provengono da uomini che nella fede
religiosa trovavano ispirazione e guida. E la stessa letteratura, la
filosofia, la sociologia sono impregnate di valori cristiani. Il filosofo
Gianni Vattimo, che ritiene giusto il non aver citato le radici cristiane
nella Carta costituzionale
europea, ha affermato:
<<La modernità europea è figlia della tradizione cristiana.
Lo stesso Voltaire, per rifarci all'illuminismo, era certo più cristiano
dei gesuiti e di Pio IX, quando predicava la fratellanza. L’Europa è il
prodotto della tradizione classica, intensamente mediata da quella
religiosa cristiana>>.
E’ un fatto, quindi, che le radici dell’Europa provengono dal
Cristianesimo. Negarlo sarebbe come negare l’evidenza. Per questo Papa
Benedetto XVI, si è lamentato: «Com’è
possibile escludere un elemento essenziale dell’identità europea qual
è il Cristianesimo, in cui una vasta maggioranza continua a
identificarsi?…Questa singolare forma di apostasia da se stessa prima
ancora che da Dio, non la induce forse a dubitare della sua stessa identità?».
Comunque, al di là delle discussioni o delle amarezze, quando la
bandiera Europea, con quel suo colore simile a un cielo estivo, sventola
gioiosa in giornate di sole, si
dimenticano le polemiche e ci si sente bene. Felici di essere Europei.
Tutti fratelli. Ma è la bandiera stessa a riaprire i ricordi e le
discussioni. La sua storia, non a tutti nota, suggerire curiose ed
emblematiche riflessioni.
Il 9 maggio 1950, Robert Schuman presentava la proposta di creare
un'Europa unita indispensabile al mantenimento di relazioni pacifiche fra
gli Stati che la componevano. A Strasburgo venne costituito il Consiglio
d’Europa con l’incarico di porre le basi di una futura federazione.
Sempre nel 1950, il Consiglio bandì un concorso per
realizzare la bandiera della futura Europa unita. Arrivarono 101
bozzetti e venne scelto quello di un grafico alsaziano, Arsène
Heitz.
Il bozzetto piacque molto. Nel
1955, il Consiglio lo adottò ufficialmente, e la nuova bandiera
venne
diffusa in centinaia di migliaia di esemplari. Ma subito scoppiò lo
scandalo. La bandiera era un perfetto simbolo mariano. E’ costituita,
infatti, da 12 stelle poste in cerchio su sfondo azzurro. San Giovanni
nell’Apocalisse, al capitolo
12, riferendosi alla
Madonna, scrisse: “Apparve un segno grande nel cielo: una donna vestita
di sole e sul suo capo una corona di dodici stelle”. E quella corona di
dodici stelle divenne il simbolo della Vergine Maria. Simbolo che si vede
in moltissime immagini realizzate lungo il corso dei secoli.
Fu lo stesso Arsène Heitz
a rivelare che per il bozzetto della bandiera europea si era ispirato al
simbolo mariano delle dodici stelle. Raccontò che, quando seppe del
concorso, stava leggendo la storia della “Medaglia miracolosa”. La
“medaglia miracolosa” è un oggetto di devozione che risale al
1800. Una religiosa, Suor Caterina Labouré, oggi santa, viveva in
un convento a Parigi e aveva delle visioni della Madonna. Un giorno, il 27
novembre 1830,
la Vergine
le chiese di far coniare una medaglia
promettendo grazie a chi l’avrebbe tenuta con devozione, e fece
vedere il bozzetto, come lei voleva la medaglia. La realizzazione fu
piuttosto elaborata perché nessuno credeva alle parole della suorina, ma
poi la medaglia venne coniata e diffusa in milioni
di esemplari nel mondo. Tra i credenti è ancora un oggetto
diffusissimo ed ha fama di essere veramente prodigiosa, per questo viene
chiamata la “Medaglia miracolosa”.
Quella storia colpì molto Arsène
Heitz, cattolico e devoto della Madonna. Si procurò una di quelle
medaglie e vide che da una parte è raffigurata
la Vergine
e sull’altra un cerchio di
dodici stelle che racchiude un anagramma costituito da una “M”
(Maria), un “I” Jesus, sormontati da una croce. Subito, come egli
stesso raccontò, pensò di
preparare un bozzetto per la bandiera europea con quel
simbolo mariano: le 12 stelle, su sfondo azzurro, il colore del
cielo, in modo che
la Madonna
potesse proteggere gli abitanti di questo nuovo grande Stato.
Il bozzetto di Arsène Heitz
vinse il concorso. Quindi, quell’Europa che non volle poi riconoscere le
proprie radici cristiane, ha nella bandiera il più antico simbolo
mariano. Non solo, in seguito fu stabilito che anche tutte le targhe
automobilistiche europee portassero quel simbolo. E così, le dodici
stelle in cerchio, simbolo della donna dell’Apocalisse, presenti sulla
“Medaglia miracolosa”, sono, oggi, sulle targhe di tutte le automobili
dell’Europa Unita, sulle bandiere che sventolano su tutti gli edifici
pubblici dei vari Stati Europei. E c’è un altro particolare
emblematico: la bandiera venne ufficialmente adottata dell’Europa Unita
nel 1955, il giorno 8 di dicembre, festa dell’Immacolata
Concezione, la più grande festa mariana cattolica.
3
maggio
Paolo
Brosio, storia di una conversione
Intervista
al noto giornalista e uomo di spettacolo
ROMA, domenica, 3 maggio 2009 (ZENIT)- Dalla
convocazione nazionale del Rinnovamento nello Spirito Santo (RnS), che si
è svolta a Rimini dal 30 aprile al 3 maggio, sono passate spesso anche
molte celebrità, volti noti nei campi più disparati, per condividere la
particolare esperienza di fede che viene vissuta da una così grande
assemblea, unita nella preghiera comunitaria carismatica.
Quest’anno
sul palco di Rimini ha portato la sua testimonianza di fede il noto
giornalista e personaggio televisivo Paolo Brosio, per chiedere
semplicemente alle migliaia di convocati il gesto di pregare insieme
un’Ave Maria.
ZENIT
lo ha intervistato.
3
maggio
"So a chi ho dato
la mia fiducia"
E'
lo slogan che il Centro Nazionale Vocazioni ha scelto e proposto a tutte
le comunità cristiane, per accompagnare il cammino di pastorale
vocazionale, che vede nella GMPV, il suo punto culminante, ma anche la
tappa di avvio per la preparazione di tante esperienze estive di ragazzi,
adolescenti e giovani che si snodano e si
intrecciano in tutta
la Chiesa
italiana.
Questo messaggio viene proposto e veicolato dal poster che accompagna
la GMPV
2009: sullo sfondo di una vetrata si stagliano due mani che si incontrano:
è un cercarsi ed un appoggiarsi reciproco, nella accoglienza e nella
fiducia. E’ un affidarsi alle mani di Qualcuno, il Signore Gesù, in
grado di accoglierci, di vivere quell’abbraccio benedicente che
incoraggia, che consola e fa risuonare delicatamente la sua “voce”
interiore per scuoterci e orientarci sulla via da seguire.
Le nostre comunità oggi pregano ad una sola voce, perché a questa
chiamata possa corrispondere una risposta intensa e amante, come quella
che esprime S. Paolo, scrivendo al suo fedele amico Timoteo: “So
a chi ho dato la mia fiducia”.
E’
un invito perché ciascun cristiano senta questa risposta fiorirgli sulle
labbra e nel cuore… per essere insieme, in questa nostra cultura spesso
narcotizzata e satura, frenetica e stanca, “testimoni e profeti di
fiducia”.
Apri
e scarica il commento al tema: "So a chi ho
dato la mia fiducia" (doc)
Messaggio
del S.Padre per la 46 Giornata Mondiale di Preghiera per le
Vocazioni (doc)
25
aprile
Il
XIX Raduno degli ex-alunni passionisti
CALVI
RISORTA (Caserta) Sarà sua eccellenza monsignor Piergiorgio Silvano
Nesti, passionista, ex-Segretario della Congregazione per gli istituti di
vita consacrata e le società apostoliche a presiedere la solenne
celebrazione eucaristica in occasione dell’annuale Raduno degli
Ex-Alunni Passionisti. Raduno che si terrà presso il Convento dei
Passionisti di Calvi Risorta (Ce), nella Diocesi di Teano-Calvi, il giorno
25 aprile e che vedrà per un’intera giornata impegnati nella
riflessione, nella preghiera e nello studio tutti gli ex-alunni
passionisti con le rispettive famiglie. Monsignor Nesti celebrerà la
santa messa alle ore 12.00 e ricorderà il suo 50° anniversario di
sacerdozio, insieme ad alcuni religiosi della Provincia dell’Addolorata
che quest’anno celebrano il loro giubileo sacerdotale: Padre Bartolomeo
Avagliano (65°); i padri Pancrazio Scanzano e Valente (60°), padre
Lorenzo Vetrella (50°). All’Aseap-day sono invitati a partecipare tutti
gli ex-Superiori provinciali della Provincia dell’Addolorata:
PP.Sebastiano Cerrone, Pancrazio Scanzano, Valente Schiavone, Stanislao
Renzi, Ludovico Izzo, Giovanni Cipriani, Antonio Rungi, eletti nei
capitoli provinciali, come pure tutti i familiari degli ex-alunni
passionisti che nella scuola apostolica di Calvi Risorta o in altri
conventi dei passionisti del Lazio e Campania hanno fatto un cammino
iniziale, poi liberamente interrotto per seguire altre chiamate,
soprattutto alla vita coniugale.
In oltre 80 anni di attività della scuola apostolica sono alcune migliaia
gli ex-alunni passionisti che hanno seguito altre strade, pur mantenendo
quel vincolo spirituale con la Congregazione della Passione, fondata da
San Paolo della Croce. Ogni anno si ritrovano insieme con i loro
rispettivi educatori, compagni di studio, direttori, confessori e docenti
per una verifica congiunta del cammino di vita cristiana ed umana, nel
ricordo della passione di Cristo, che è passione per la vita. Nel corso
dell’anno vengono seguiti da un assistente spirituale che, attualmente
è padre Ludovico Izzo. Ad accogliere, alle 9,30 tutti gli ex-alunni e i
loro familiari sabato sarà il superiore della casa di Calvi Risorta,
padre Pierluigi Mirra. Seguirà il saluto dell’assistente provinciale,
padre Ludovico Izzo e la relazione del presidente dell’Aseap, sig.
Antonio Romano, che parlerà su: “La nostra radice passionista è la
nostra forza”. Alle ore 11,30 la parola sarà data ai religiosi che
ricordano il loro giubileo sacerdotale. Subito dopo la santa messa
officiata da mons. Nesti durante la quale verranno ricordati gli
anniversari dei matrimoni degli ex-alunni passionisti con la benedizione
degli anelli. La liturgia sarà animata dal coro dell’Aseap-Boys. A
conclusione della messa saranno premiati: l’ex-alunno più anziano e
quello più giovane; il familiare più anziane e giovane; il socio
dell’Aseap che ha recuperato più ex-alunni. Poi tutti insieme
fraternamente l’agape nel grande convento dei Passionisti, in grado di
ospitare migliaia di persone contemporaneamente, data la grandezza e la
vastità della struttura, ancora funzionale, nonostante la vetusta età.
L’Associazione ex-alunni passionisti, che conta diverse centinaia di
iscritti, ma migliaia di simpatizzanti, è guidata da Antonio Romano, che
è a conclusione del suo mandato quadriennale. Il raduno di sabato sarà
anche l’occasione per rinnovare l’intero direttivo.
7
aprile 2009
LETTERA
DEL PADRE PROVINCIALE DEI PASSIONISTI PER LA PASQUA
Ai religiosi e
laici della
Famiglia Passionista della Provincia B.V.M. Addolorata
SOLIDARIETÀ
ALLA POPOLAZIONE
E
ALLA CHIESA CHE È IN AQUILA E PROVINCIA
L’Arcivescovo
di Gaeta Mons. Fabio Bernardo D’Onorio quando ha appreso che le scosse
telluriche hanno causato dei morti e, tra questi, numerosi bambini, si è
raccolto in preghiera, inviando un messaggio all’Arcivescovo de
L’Aquila S.E. Mons. Giuseppe Molinari nel quale è espressa tutta la sua
solidarietà, da fratello a fratello, e, nel contempo, del popolo di Dio
della Chiesa che è in Gaeta a tutta la popolazione aquilana così
duramente colpita in costi di vite umane e danni al patrimonio
immobiliare, costringendo da oggi almeno cinquantamila persone a vivere in
luoghi di emergenza, augurandoci che sia per un periodo il più breve
possibile.
Apprezzamento,
infine, per tutti coloro che dalla diocesi, inquadrati negli organici
della Protezione Civile e dei Vigili del Fuoco, stanno portando aiuto
concreto alle genti della terra d’Abruzzo.
Infine
si evidenzia che, a seguito del terremoto che ha colpito l’Abruzzo, la
Caritas Italiana si è prontamente a ttivata per coordinare gli sforzi
delle Caritas che hanno già offerto disponibilità ad intervenire da
tutta Italia e anche dall’estero. La Caritas Italiana, in stretto
contatto anche con il delegato regionale, con i direttori delle Caritas
diocesane di Abruzzo - Molise e con i vescovi locali, cerca di farsi
prossima con la preghiera e con il sostegno materiale, valutando in questa
prima fase le esigenze che emergono nelle comunità e nei luoghi provati
dal sisma, per poter attivare interventi adeguati.
Per
sostenere gli interventi in corso (causale “Terremoto Abruzzo”) si
possono inviare offerte a Caritas Italiana tramite
conto corrente postale N. 347013 o tramite Unicredit Banca di Roma
spa – Iban IT38 K03002 05206 000401120727.
Offerte
sono possibili anche tramite altri canali, tra cui:
Intesa
Sanpaolo, via Aurelia 796, Roma - Iban: IT19 W030 6905 0921 0000 0000 012;
Allianz
Bank, via San Claudio 82, Roma - Iban: IT26 F035 8903 2003
0157 0306 097;
Banca
Popolare Etica, via Parigi 17, Roma - Iban: IT29 U050 1803 2000
0000 0011 113;
CartaSi
e Diners telefonando a Caritas Italiana tel. 06 66177001 (orario
d’ufficio).
27marzo 2009
VEGLIA
DIOCESANA PER I MARTIRI MISSIONARI
L’Arcivescovo
presiederà la Veglia di preghiera per i Martiri Missionari venerdì 27
marzo alle ore 20,00
nella
Chiesa di San Biagio V.M. in Marina di Minturno
ORDINAZIONE
DIACONALE DEL GIOVANE PASSIONISTA
conf.
AURELIO APARECIDO MIRANDA dell'AMORE CROCIFISSO
per
l'imposizione delle mani e la preghiera consacratoria
di
S.E. Mons. Ambrogio Spreafico, Vescovo di Frosinone-Veroli-Ferentino
Domenica
22 marzo ore 18,30 nel santuario di S.Maria a Fiume - Ceccano (fr)
19
marzo 2009
Elevazione
della chiesa dell'Annunziata di Gaeta a Santuario
Tutto
è pronto per otto giorni densi di appuntamenti per un evento che resterà
nella memoria collettiva: Elevazione della Chiesa dell’Annunziata a
Santuario. Il nostro Arcivescovo Mons. Fabio Bernardo D’Onorio ha
predisposto tutto in sintonia con il Commissario dell’Istituto
Santissima Annunziata Raniero De Filippis, che si sta dimostrando un
funzionario della Regione Lazio estremamente professionale e concreto e il
Sindaco di Gaeta Antonio Raimondi, disponibile verso l’Arcidiocesi.
Tutti
sanno, ormai, come il Santo Padre Pio IX abbia meditato sul dogma della
Madre celeste come Immacolata Concezione in occasione del suo esilio a
Gaeta, raccogliendosi in preghiera nella Cappella d’Oro, dove allora
come ora campeggia un quadro mariano dell’artista Scipione Pulzone. E da
qui il legame mariano con Lourdes e la presenza tra di noi per
l’occasione del Vescovo di tale Diocesi francese.
Si
inizia domani domenica 22 nella Chiesa dell’Annunziata alle 17:
sarà il professore Lorenzo Cappelletti a intrattenere i presenti
sul tema “Pio IX e il Dogma dell’Immacolata”.
Il
giorno successivo lunedì 23 sempre nel complesso dell’Annunziata
l’inaugurazione della sede del Parco Regionale della Riviera di Ulisse a
cura dell’Assessore all’ambiente della Regione Lazio Filiberto
Zaratti. In tal modo l’Istituto trarrà entrate economiche vitali
dalla locazione all’Assessorato regionale all’Ambiente e, nel
contempo, consentirà al Comune di Gaeta di poter disporre per le sue
attività dei locali attualmente utilizzati dal Parco nel palazzo
municipale, mantenendo, nel contempo, la sede del Parco nel suo territorio
urbano.
Martedì
24
sempre nella Chiesa alle 18 celebrazione eucaristica presieduta dal Vescovo
di Lourdes Mons. Jaques Perrier, presule della città francese
mariana per eccellenza. I canti a cura del coro della Cattedrale gaetana,
animata dal bravo presbitero don Antonio Centola, e offerta del cero
votivo alla Madonna a cura del Presidente della Regione Lazio Piero
Marrazzo e, infine, fiaccolata.
Il
giorno dopo mercoledì 25 in occasione della festa
dell’Annunciazione alle 11 celebrazione eucaristica presieduta dal
Vicario Generale Mons. Giuseppe Sparagna, a cura del coro Harmonia. Alle
18 Celebrazione eucaristica presieduta da S.E. Cardinale Renato
Raffaele Martino ed elevazione della Chiesa Annunziata a Santuario.
I canti a cura del coro diocesano.
Venerdì
27
alle 19 concerto “Salve Regina” a cura del Maestro Ambrogio
Sparagna in collaborazione con la Rete del Folklore del Lazio.
Sabato
28
alle 18 nel complesso dell’Annunziata viene affrontato il tema “Le
IPAB – Istituzioni di pubblica assistenza e beneficenza – oggi”, con
l’assessore agli enti locali della Regione Lazio Daniele Fichera e il
consigliere regionale Massimo Pineschi. Alle 19 concerto del
prestigioso Coro della Cappella Musicale Pontificia Sistina diretta dal
Maestro Mons. Giuseppe Liberto, che per l’occasione dedicherà
alla città di Gaeta un inedito, mai eseguito in pubblico sinora.
Domenica
29 marzo
nel Museo Diocesano sito nel Palazzo Cardinale De Vio alle 18
inaugurazione della Mostra “Gli Argenti di Gaeta”, con conferenza
sul tema del noto critico d’arte ed esponente di prestigio del mondo
della cultura Vittorio Sgarbi.
Si
nota che è un calendario di tutto rispetto, anche grazie all’impegno
generoso fatto non di parole ma di fatti concreti di due presbiteri di
valore quali il laborioso e insostituibile Vicario Generale Mons. Giuseppe
Sparagna che ha responsabilità dirette, tra l’altro, come Rettore del
Santuario dell’Annunziata e il Vice-Parroco don Giuseppe Di Mario, che
ha fatto della disponibilità e della fedeltà assoluta all’Arcivescovo
uno stile di vita quotidiano.
18
marzo 2009
La
Santa Sede spiega le parole del Papa sul preservativo
Padre Lombardi risponde alle polemiche da parte di Governi e
istituzioni
Il portavoce vaticano ha commentato le parole di Benedetto
XVI sulla lotta contro l'Aids, spiegando che per la Chiesa la priorità è
rappresentata da istruzione, ricerca e assistenza umana e spirituale, e
non dall'opzione esclusiva per la diffusione dei preservativi.
Il direttore della Sala Stampa della Santa Sede, padre Federico
Lombardi S.I., ha pubblicato questo mercoledì pomeriggio da Yaoundé un
comunicato in risposta alle interpretazioni da parte dei mezzi di
comunicazione e anche dei rappresentanti governativi della risposta che il
Papa ha dato questo martedì ai giornalisti durante il viaggio da Roma al
Camerun.
Un editoriale pubblicato dal direttore de “L'Osservatore
Romano”, Giovanni Maria Vian, constata che alcuni media hanno ridotto il
messaggio del Papa sull'Aids “a un solo aspetto - per di più stravolto
in chiave polemica -, e cioè quello dei metodi per contrastare la
diffusione dell'Aids”.
Basandosi sulla versione parziale che i mezzi informativi hanno
offerto questo martedì delle parole del Papa nel suo riferimento all'Aids
e al preservativo, rappresentanti di istituzioni e Governi hanno rivolto
dure accuse al Santo Padre.
A questo proposito, il direttore esecutivo del Fondo Mondiale per
la Lotta all'Aids, Michel Kazatchkine, ha espresso la sua “profonda
indignazione” e ha chiesto al Papa di ritrattare le sue affermazioni,
considerate “inaccettabili” perché rappresentano “una negazione
dell'epidemia”.
Anche esponenti dei Governi di Francia e Belgio hanno attaccato con
violenza il Santo Padre.
Padre Lombardi ha precisato nella sua dichiarazione “che il Santo
Padre ha ribadito le posizioni della Chiesa cattolica e le linee
essenziali del suo impegno nel combattere il terribile flagello
dell’Aids”.
Il portavoce ha spiegato le tre linee d'azione nella lotta contro
l'Aids esposte da Benedetto XVI, in primo luogo “l’educazione alla
responsabilità delle persone nell’uso della sessualità” e “il
riaffermare il ruolo essenziale del matrimonio e della famiglia”.
In secondo luogo, ha citato “la ricerca e l’applicazione delle
cure efficaci dell’Aids” e il “metterle a disposizione del più
ampio numero di malati attraverso molte iniziative ed istituzioni
sanitarie”; infine, “l’assistenza umana e spirituale dei malati di
Aids come di tutti i sofferenti, che da sempre sono nel cuore della
Chiesa”.
“Queste sono le direzioni in cui la Chiesa concentra il suo
impegno non ritenendo che puntare essenzialmente sulla più ampia
diffusione di preservativi sia in realtà la via migliore, più
lungimirante ed efficace per contrastare il flagello dell’Aids e
tutelare la vita umana”, ha concluso padre Lombardi. (Zenit)
LECTIO
DIVINA CON IL VESCOVO D'ONORIO
Il
Servizio di Pastorale Giovanile promuove nel tempo quaresimale incontri di
preghiera e di meditazione sulla Parola di Dio, tenuti dall'Arcivescovo di
Gaeta
Il terzo incontro vi sarà venerdì 20 marzo alle ore 20,00 presso
la Chiesa Santa Maria in Piazza di Fondi
13
marzo 2009
Il
Papa non potrebbe scambiare i tesori del Vaticano con cibo per l'Africa?
La
proposta lanciata su Facebook è più complicata di quanto sembra
"Scambio
i tesori del Vaticano con cibo in Africa. Ti iscrivi?". Con questo
messaggio un internauta ha aperto uno spazio su Facebook. In pochi giorni,
fino a questo venerdì mattina, avevano aderito 32.146 persone.
Il
Cardinale Paul Josef Cordes, presidente del Pontificio Consiglio "Cor
Unum", ha osservato che, indipendentemente dall'aspetto provocatore o
ideologico della proposta, il Papa non potrebbe applicarla perché lo
impedisce il diritto internazionale.
L'iniziativa
di Facebook è stata lanciata da un giovane spagnolo, Alberto Juesas
Escudero, che spiega la proposta con alcune argomentazioni, sostenendo ad
esempio che "è una vergogna vedere le ricchezze del Vaticano e
poi il telegiornale".
Un
altro dei motivi addotti è "Perché non ammettono mai i loro errori.
Perché non predicano con l'esempio. Perché Gesù è nato in una grotta e
viveva in povertà".
Le
motivazioni terminano con espressioni offensive: "Che vergogna
il Vaticano! Che vergogna la religione cattolica".
Nella
sua risposta il Cardinale Cordes ha spiegato che sente questo tipo di
proposte da 40 anni, e che prima erano anche più frequenti.
Quando
Giovanni Paolo II lo ha chiamato a Roma per collaborare con lui nella
Curia Romana, ha confessato, "il clima contro il Vaticano era molto
forte". "In quel questo momento mi sono informato e ho scoperto
che la Chiesa non può fare quello che vuole con le opere d'arte che
stanno nel Vaticano". In realtà, ha chiarito, la Chiesa "ha il
compito di conservare le opere d'arte nel nome dello Stato italiano.
Non le può vendere".
Il
porporato non cita solo la teoria, ma si riferisce alla realtà,
ricordando che quando negli anni Sessanta un benefattore fece una
donazione per ristrutturare il Collegio Teutonico, che si trova dentro il
Vaticano, la direzione di questa residenza, in gesto di ringraziamento,
volle ricambiare con una semplice statua, che non aveva un valore
comparabile ad altre dei Musei Vaticani.
Quella
persona, che era tedesca, ebbe moltissimi problemi con lo Stato italiano
perché venne accusata di sottrarre dei beni che l'Italia deve custodire,
ha spiegato il Cardinale.
"In
tutte le Nazioni ci sono tante misure per la difesa delle opere d'arte,
perché lo Stato ha il dovere di mantenerle", ha chiarito, ricordando
come i beni della Santa Sede facciano anche parte della storia culturale
dell'Italia.
Il
Cardinale ha anche ricordato l'opera della Chiesa cattolica a livello
sanitario ed educativo in alcune regioni dell'Africa. "Quando
vengono a incontrare il Papa, i Presidenti africani lo riconoscono",
ha riconosciuto.
Senza
la Chiesa, in Africa una grandissima parte dei malati di Aids sarebbe
abbandonata, perché la Chiesa, con la sua rete di ospedali, è quella che
accoglie il più alto numero di persone affetta dal virus.
Secondo
il Cardinale Cordes, attirando l'interesse dei mezzi di informazione del
mondo sul suo prossimo viaggio in Africa, dal 17 al 23 marzo in Camerun e
Angola, il Papa porterà i media ad essere più consapevoli delle necessità
del continente africano, promuovendo allo stesso tempo misure concrete di
autentica solidarietà e di rispetto. (Zenit)
9marzo 2009
Lettera
Circolare del p.Generale dei Passionisti alla Congregazione
e
alla Famiglia Passionista per il 25° Anniversario dell’approvazione
delle Costituzioni
5
marzo 2009 :
Da
oggi fino al 15 marzo i religiosi passionisti animeranno le missioni
popolari nella parrocchia di S.Lucia di Sant'Antimo e nella parrocchia di
Roiate.
Anche
p.Aniello della comunità della Civita è impegnato in questo tipo di
evangelizzazione.