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L
a Diocesi di Formia e la sua chiesa cattedrale hanno origini antichissime. Resti di una domus sono stati rinvenuti nel materiale di reimpiego della ricostruzione della chiesa rinascimentale del XVI secolo. La chiesa, extra moenia, sorge sull'antica area cimiteriale romana.  La  Passio S. Erasmi  di Gelasio II narra che S. Probo aveva raccolto il vescovo antiocheno Erasmo e dopo la morte (2 giugno del 303) ne aveva curato la sepoltura in una fossa terragna ad occidente della città "iuxta amphithatrum".
All'indomani dell'editto di Milano (313) la diocesi formiana, al posto della prima sepoltura, costruì un martyrium a pianta absidata con altare. Al tempo dell'editto di Teodosio si provvide all'edificazione della basilica, dell'episcopio, della cripta.
La cattedrale fu meta di pellegrinaggi continui sulla tomba del santo alimentati anche dal monachesimo benedettino. Nel 590 Gregorio Magno inglobava la Diocesi di Minturno a quella formiana: è il periodo della prima fioritura artistica con la sistemazione delle reliquie dei santi martiri formiani nella cripta semianulare. Dell'VIII secolo è la produzione artistica carolingia con l'erezione di una cappella gentilizia affiancata alla chiesa di S. Erasmo, decorata di stucchi ad intrccio vimineo. 
Con l'ascesa del castro gaetaneo, governato dalla famiglia dei Docibile, il vescovo, attorno alla fine dell'VIII secolo, si trasferì nella fortezza di Gaeta.  La famiglia dei  Docibile ottenne  dal papa 
Giovanni X parte del Patrimonium ecclesiastico con la chiesa di S. Erasmo in cambio della partecipazione alla lega anti saracena del 915. 
L'abate di Montecassino Desiderio acquisì la chiesa formiana tra il 1058 ed il 1066. Il cenobio formiano creò una potente signoria, sancita dai privilegi pontifici di Urbano II nel 1097, di Pasquale II nel 1099 e di Innocenzo III del 1143. Tra XII e  XIII secolo il monastero visse il periodo di maggior splendore. Nel 1468 abbazia andava in commenda.
Il cardinal Giuliano della Rovere, ultimo abate commendatario, la cedette alla Congregazione di Monte Oliveto Maggiore nel 1491 con il consenso di Innocenzo VIII e del re Ferdinando. 
Nel 1532 il monastero ed il Castellone furono distrutti dai Turchi.  La ricostruzione avvenne per interessamento di Carlo V sotto gli abati Teofilo d'Aversa e Placido dell'Aquila e fu completata nel 1560 con l'edificazione della attigua cappella di S. Probo (1539), della chiesa, dell'abbazia, dopo aver superato complessi problemi strutturali e statici. Nel 1599 la chiesa fu retta a parrocchia.
Al termine di venticinque anni di restauro e di laboriosi scavi archeologici il tempio è stato riportato alla sua struttura rinascimentale. La facciata, priva di rilievi, preceduta da un atrio porticato, che ricorda il paradisus delle basiliche paleocristiane, è risolta con molta semplicità. Il portale di centro, di struttura severa,  è di gusto rinascimentale. il tutto è stato ricondotto al disegno di P. Mattej, insigne artista e pittore formiano (metà sec. XIX). 
L'edificio ha una disposizione planimetrica di tipo basilicale a tre navate, prive di transetto secondo gli schemi dell'architettura del tardo Cinquecento. Sul primo pilastro, a destra dell'ingresso, si trova la monumentale lastra funeraria dei duchi di Marzano (1698) in marmo policromo con epitafio.  Poco più avanti è la lapide che ricorda Lucia Merola, zia del pittore P. Mattej; ivi è collocato anche un dipinto (sec. XVIII) che raffigura il beato Bernardo Tolomei, attorniato da abitanti olivetani e santi protettori dalla Congregazione olivetana.  
Tra il secondo ed il terzo pilastro, in corrispondenza dell'accesso alla cappella carolingia, vi  è  un interessante e inusitato gioco prospettico di pilastri, volte ed archi, che sembra indicare l'accesso al luogo della  depositio  del martire  Erasmo. 

 

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